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Italiano e Inglese: in che cosa si assomigliano?


Nonostante l’inglese sia una lingua germanica, si possono osservare punti di contatto con l’italiano eventualmente abbastanza utili nell’apprendimento sia dell’una che dell’altra. Nonostante la base germanica, l’afflusso di latinismi tramite lo stesso latino (dai tempi della Britannia romana) e dal francese (nel corso del medioevo, soprattutto durante il dominio normanno), fa che il vocabolario della lingua inglese sia composto dal circa 60% di parole latine (come la parola zio: in inglese uncle e il francese oncle, derivate dal latino avunculus).



Nella grammatica: A livello grammaticale, alcuni punti di convergenza fra italiano e inglese, anche se pochi, sono quelli che più creano confusione presso apprendenti d’italiano di madrelingua romanza, come il portoghese e lo spagnolo:



Anche il verbo arrivare si avvicina molto al verbo arrive in inglese. Altre affinità meno visibili sono il verbo chiudere (soprattutto il participio passato chiuso), che si assomiglia all’inglese close. Mentre il verbo exit deriva dal latino exire, che è la radice del verbo uscire (ecco perché: io esco, tu esci, ecc.).


Nel vocabolario: Dal punto di vista lessicale, l’inglese presenta consonanti doppie o consonanti mute, in molte parole che, tradotte in italiano, presentano consonanti doppie:


Tuttavia ci sono eccezioni, quindi conviene controllare:

Anche altre parole italiane a prima vista insospettate, sono più affini alla traduzione inglese che a traduzioni romanze:



John Florio, l’inglese di anima italiana: Infatti anche un autore italiano (o italoinglese) ebbe un ruolo importante nella lingua inglese. John Florio, figlio di Michelangelo Florio, fu il più importante umanista del Rinascimento in Inghilterra. Traduttore di Boccaccio, amico di Giordano Bruno, scrisse nel 1611 un grande dizionario italiano-inglese, che rimase a lungo un importante opera di riferimento. Florio introdusse nella lingua inglese 1.149 parole, avendo il terzo posto tra i più importanti innovatori della lingua dopo i “padri” dell’inglese Geoffrey Chaucer (2.012 parole) e William Shakespeare (1.969 parole). Anzi, Florio era amico di Shakespeare e revisore dei testi del famoso drammaturgo. Alcuni sostengono addirittura che Florio fosse il vero Shakespeare, e che questo sarebbe solo uno pseudonimo con cui firmare i suoi pezzi teatrali.

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