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Spazio tempo: Augusto Bissiri e il fototelegrafo

3 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Benvenuti a "Spazio Tempo". Pensate a quante volte, oggi, compiamo un gesto che consideriamo del tutto banale: mandiamo una foto sullo smartphone, facciamo una videochiamata, scansioniamo un documento cartaceo per trasformarlo in un file digitale. Per noi è la normalità. Ma se fossimo nati alla fine dell'Ottocento, l'idea stessa di prendere un'immagine fissa o, ancora peggio, un'immagine in movimento, "smontarla", farla viaggiare nell'aria o dentro un filo elettrico e "rimontarla" dall'altra parte del mondo... beh, sarebbe sembrata pura stregoneria.

Eppure, tra la fine del diciannovesimo secolo e l'inizio del ventesimo, ci fu una mente straordinaria che non solo immaginò tutto questo, ma lo realizzò concretamente nei suoi laboratori. Una mente italiana. Stiamo parlando di Augusto Bissiri, un geniale inventore nato nel cuore della Sardegna, a Seui, nel 1879.


Il sardo che inventò il futuro: Augusto Bissiri e il miracolo dell'immagine a distanza

Oggi cercheremo di capire come quest'uomo, spesso dimenticato dai libri di storia, sia stato a tutti gli effetti il precursore di tre tecnologie che hanno cambiato la nostra civiltà: lo scanner, il fax e la televisione. Perché la storia di Augusto Bissiri è una di quelle avventure umane e tecnologiche che meritano assolutamente di essere riscoperte.

Il problema: come far viaggiare la luce?

Per capire la portata del genio di Bissiri, dobbiamo fare un piccolo esperimento mentale. Immaginate di voler spedire una lettera: la mettete in una busta, viaggia fisicamente e arriva a destinazione. Ma come si spedisce la luce? Come si invia un'immagine?

Il telegrafo di Samuel Morse aveva risolto il problema dei testi, traducendo le lettere in impulsi elettrici (punti e linee). Guglielmo Marconi stava rivoluzionando il mondo liberando la comunicazione dai fili grazie alle onde radio. Ma le immagini rimanevano intrappolate sul pezzo di carta o sulla pellicola fotografica.

L'intuizione fondamentale di Bissiri fu capire che un'immagine non deve essere spedita tutta intera. Deve essere... "affettata".

1. L'antenato dello Scanner e del Fax: il "Fototelegrafo"

Nel 1906, Bissiri presenta un'invenzione sbalorditiva che chiama fototelegrafo. Come funzionava? Usiamo una metafora moderna: immaginate un mosaico fatto di migliaia di tessere bianche, grigie e nere. Se volete descriverlo a un amico al telefono, non potete descriverlo tutto insieme. Dovrete iniziare dall'angolo in alto a sinistra e dire: "Prima tessera bianca, seconda grigia, terza nera..." riga dopo riga. Il vostro amico, dall'altra parte, prenderà le tessere e ricostruirà il mosaico.

Bissiri fece esattamente questo, ma in modo meccanico ed elettrico:

  • La lettura (lo Scanner): Un fascio di luce esplorava l'immagine da trasmettere, riga per riga.

  • La traduzione (il segnale): Questa luce colpiva una cellula al selenio (un materiale che trasforma l'intensità della luce in corrente elettrica). Più la zona era chiara, più corrente passava; più era scura, meno corrente passava.

  • La scrittura (il Fax): All'altro capo del filo, questa corrente azionava una penna o un sistema chimico su un tamburo rotante che ricreava le zone chiare e scure su un nuovo foglio di carta.

In quel preciso istante, Bissiri stava inventando il principio fondamentale dello scanner (la lettura riga per riga) e del fax (la stampa a distanza del documento). Nel 1910, lasciò tutti a bocca aperta collegando la sede del quotidiano Le Matin di Parigi con Londra, inviando con successo immagini attraverso il canale della Manica.

2. Il salto verso il miracolo: la Televisione

Ma Bissiri non si fermò qui. Se era possibile trasmettere un'immagine fissa scomponendola e ricomponendola, cosa sarebbe successo se si fosse eseguita questa operazione a una velocità folle?

Sappiamo che l'occhio umano ha un limite: la persistenza retinica. Se proiettiamo davanti ai nostri occhi più di 16 immagini fisse al secondo, il nostro cervello non vede più foto separate, ma vede un movimento continuo. È il principio del cinema.

Bissiri capì che per fare la televisione (la "visione a distanza") bisognava scompattare, trasmettere e rimontare decine di immagini al secondo. Una sfida tecnologica titanica per l'epoca, perché i motori meccanici non erano abbastanza veloci.

Così, trasferitosi negli Stati Uniti (dove fu persino collaboratore di Thomas Edison), Bissiri brevettò un sistema rivoluzionario che utilizzava i raggi catodici e dischi rotanti speciali a specchio per proiettare le immagini su uno schermo in frazioni di secondo. Nel 1922, il New York Times e le più grandi riviste scientifiche americane dedicarono pagine entusiaste a questo inventore italiano che era riuscito a trasmettere un filmato da una stanza all'altra dello skyline di Chicago, anticipando di anni i sistemi televisivi commerciali che sarebbero arrivati solo alla fine degli anni '20 e '30 con Baird e Farnsworth.

L'eredità del "Genio Italico"

Perché, allora, il nome di Augusto Bissiri non è famoso come quello di Marconi o di Edison? Purtroppo, la storia della scienza è fatta anche di brevetti acquistati dalle grandi multinazionali (come la Westinghouse e la General Electric, che intuirono il pericolo economico delle sue scoperte e ne rilevarono molti progetti) e di una cronica mancanza di fondi che spesso ha perseguitato i nostri inventori più visionari.

Ma l'impatto filosofico e pratico del suo lavoro è immenso. Bissiri ha dimostrato che lo spazio e il tempo potevano essere piegati non solo per far viaggiare la voce, ma anche lo sguardo. Ogni volta che guardiamo lo schermo di una TV, stiamo guardando l'evoluzione di quel mosaico di luce immaginato da un giovane sardo più di un secolo fa.

La natura ci nasconde i suoi segreti, ma la mente umana, mossa dalla curiosità e dalla passione, trova sempre una chiave per decifrarli.

E voi, conoscevate la storia di questo straordinario pioniere della comunicazione? Quale pensate sia stata la sua intuizione più incredibile, considerando l'epoca in cui ha vissuto?

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