Proverbi del nonno: proverbi di settembre

Buonasera a te, caro il mio giovanotto! Guarda fuori dalla finestra: la luce comincia a farsi più morbida, l'aria la sera s'infresca e nei campi si sente già quel buon odore di terra e di mosto che saluta l'estate.
Siamo arrivati a settembre! Ah, che mese meraviglioso. Per me è un po' come la domenica sera della bella stagione: c'è ancora il calore del sole che ti scalda la pelle, ma si comincia già a tirare fuori la giacca leggera per le passeggiate. Ai miei tempi settembre era il mese dell'allegria e della grande festa nelle campagne, perché arrivava la vendemmia! Si lavorava tutti insieme, giovani e vecchi, cantando tra i filari e riempiendo le bigonce d'uva.
Visto che sei venuto a trovarmi per abbeverarti alla fonte della vecchia saggezza, mi sono messo a spolverare un paio di perle di una volta su questo mese così ricco.
Mettiti comodo e ascolta qui cosa dicevano i nostri vecchi!
1. Settembre, poi la luna si fa bianca e l'uva s'imporpora.
Cosa significa: Indica che con l'arrivo di settembre la stagione cambia ritmo: le notti si allungano e la luna sembra brillare di una luce più chiara e fredda, mentre sui tralci l'uva completa la sua maturazione finale, tingendosi di quel bel colore violaceo e carico prima di essere raccolta.
L'origine: Questo proverbio nasce direttamente dalla poesia della vita contadina. I nostri antenati osservavano i cieli e la terra come un unico grande orologio. La luna "bianca" segnalava l'arrivo delle prime brinate notturne, mentre l'uva che "s'imporpora" (cioè diventa viola scuro o dorata) era la promessa che la fatica di un anno stava per trasformarsi nel vino che avrebbe riscaldato le serate invernali.
La variante regionale: In Veneto, dove quando si parla di vigna gli occhi dei vecchi si illuminano sempre, si dice: “De settembre l'uva è matura e il fìgo casca” (A settembre l'uva è matura e il fico cade da solo dal ramo). Un modo schietto per dire che la natura ha fatto il suo corso e la tavola si riempie di grazia di Dio!
2. Per San Matteo, le quaglie sul cappello e il sole nel fossato.
Cosa significa: Intorno al 21 settembre (giorno di San Matteo, che segna anche il passaggio ufficiale all'autunno con l'equinozio), il tempo cambia decisamente: gli uccelli migratori iniziano il loro viaggio verso sud e il sole, ormai più basso sull'orizzonte, proietta ombre lunghe che sembrano cadere dentro i fossi a margine delle strade.
L'origine: Deriva dal calendario liturgico-agricolo di una volta. Non essendoci i calendari tascabili per tutti, i santi servivano da promemoria per le stagioni. Dire che "le quaglie stanno sul cappello" significava che era tempo di caccia e di migrazioni, mentre "il sole nel fossato" era un'immagine poetica per far capire che le giornate si stavano accorciando visibilmente.
La variante regionale: In Toscana si usava un detto molto simile e simpatico: “Per San Matteo, chi ha goccia di cervello prenda il mantello”. Un invito caloroso a non fare i galletti e a coprirsi le spalle la sera!
Una piccola curiosità per te...
Sapevi perché questo mese si chiama proprio "Settembre" se oggi è il nono mese dell'anno?
Ah, qui casca l'asino! Devi sapere che per i nostri antenati Romani il nuovo anno non iniziava a gennaio come facciamo noi oggi, ma a marzo, con la primavera e il risveglio della natura. Quindi settembre era a tutti gli effetti il septem-ber, ovvero il settimo mese del calendario! Poi quel furbacchione di Giulio Cesare ha riorganizzato tutto con il suo calendario Giuliano, ma il nome è rimasto fedele alla sua antica radice. A me piace pensare che settembre conservi ancora quel profumo di "inizio", come quando da ragazzi si tornava a scuola con i quaderni nuovi di zecca!
La pillola di saggezza del nonno: > "A settembre chi lavora matura, chi pigroneggia si misura con la carestia." (Ricordatelo bene, giovanotto: settembre è il mese in cui si gettano le basi per superare l'inverno. Chi semina bene adesso e raccoglie con lena, non avrà mai paura del freddo!)










































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