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Patrie Storie: Giuseppe Garibaldi


Il 4 luglio è una data straordinaria: mentre oltreoceano si festeggia l'Indipendenza americana, noi ricordiamo la nascita, avvenuta a Nizza nel 1807, di un uomo che è diventato leggenda in ogni angolo del globo. Parlo, naturalmente, di Giuseppe Garibaldi, l'Eroe dei Due Mondi.

Anche se la vostra richiesta iniziale parla di un "breve post", per fare giustizia a un gigante simile e per comprendere appieno la complessità del Risorgimento (quel lungo processo di rinascita culturale, politica e militare che portò all'unificazione italiana nel 1861), dobbiamo prenderci il giusto tempo. Accomodatevi, quindi: ecco un racconto approfondito, vibrante e spero appassionante, pensato proprio per le pagine del nostro blog storico.

L'Anima di Camicia Rossa: Giuseppe Garibaldi e il Sogno d'Italia

Immaginate un uomo dal volto incorniciato da una barba bionda, lo sguardo penetrante di chi sa guardare oltre l'orizzonte e addosso una camicia di un rosso fiammante. Quest'uomo non è solo un soldato, non è un semplice generale: è un'idea che cammina. Quando Giuseppe Garibaldi nasce a Nizza il 4 luglio 1807, l'Italia non esiste. È, per usare le sprezzanti parole del diplomatico austriaco Klemens von Metternich, una pura "espressione geografica", un mosaico di piccoli Stati sottomessi, direttamente o indirettamente, alle grandi potenze straniere.

Eppure, quell'infante nato in una città di mare diventerà il braccio armato e il cuore pulsante di un miracolo geopolitico. Ma come ha fatto un marinaio nizzardo a unire un popolo diviso da secoli?

Un Marinaio alla Scoperta della Libertà

La giovinezza di Garibaldi è intrisa di salsedine e sete di assoluto. Destinato alla carriera ecclesiastica dalla madre, il giovane Peppino preferisce di gran lunga il richiamo del mare. Diventa capitano di seconda classe e naviga per il Mediterraneo ed è proprio su una nave, durante un viaggio verso il Mar Nero, che avviene l'incontro che gli cambia la vita.

Entra in contatto con i pensieri della Giovine Italia, l'associazione segreta fondata da Giuseppe Mazzini. Mazzini è la mente del Risorgimento: sogna un'Italia unita, indipendente e repubblicana. Garibaldi ascolta quelle parole e si sente bruciare dentro. Capisce che la sua patria non è solo la nave su cui viaggia, ma quella terra ferita e divisa che lo aspetta al ritorno.

Il suo primo tentativo rivoluzionario a Genova, nel 1834, fallisce miseramente. Garibaldi è costretto a fuggire, condannato a morte in contumacia dal governo piemontese. Diventa un esule, un fuorilegge. Ma il destino ha piani ben più grandi per lui.

L'Epopea Sudamericana: Nasce l'Eroe dei Due Mondi

Fuggito in Sudamerica, Garibaldi non si rassegna a una vita tranquilla. Dove c'è un popolo che lotta contro la tirannia, lì c'è la sua spada. Combatte nella Repubblica Rio-Grandense contro l'Impero del Brasile e poi in Uruguay, difendendo Montevideo dall'aggressione del dittatore argentino Rosas.

È in questo scenario primordiale e selvaggio che nascono i due miti garibaldini:

  • La Camicia Rossa: Adottata originariamente a Montevideo semplicemente perché una fabbrica locale offriva a basso costo delle camicie destinate agli operai dei macelli, diventerà il simbolo universale dei suoi volontari.

  • Anita: Ana Maria de Jesus Ribeiro, una giovane donna brasiliana che diventa sua moglie, la sua compagna d'armi, il suo grande amore. Anita combatte a cavallo al suo fianco, incinta, indomita, incarnando un romanticismo rivoluzionario senza eguali.

Quando nel 1848 l'Europa viene scossa dalla "Primavera dei Popoli", Garibaldi capisce che è ora di tornare. L'Italia sta insorgendo contro gli austriaci. Il marinaio è diventato un generale leggendario, pronto a mettere la sua esperienza di guerriglia al servizio della madrepatria.

Il 1849 e il Sangue di Roma

Il momento più alto e tragico della prima fase risorgimentale è la nascita della Repubblica Romana nel 1849. Il Papa fugge e Roma diventa per pochi mesi il laboratorio democratico più avanzato d'Europa, con una costituzione che prevede il suffragio universale e la libertà di culto. Garibaldi accorre a difenderla dall'esercito francese inviato a restaurare il potere papale.

La difesa del Gianicolo è eroica. Accorrono giovani da tutta Italia (tra cui Goffredo Mameli, l'autore del nostro inno, che morirà proprio lì per le ferite). Alla fine, i numeri schiaccianti dei francesi prevalgono. Garibaldi è costretto a ritirarsi in una drammatica fuga attraverso l'Appennino, braccato da quattro eserciti. È in questa ritirata che l'amatissima Anita, sfinita dagli stenti e dalle febbri nelle paludi di Ravenna, muore tra le sue braccia. È un colpo durissimo, ma l'ideale non muore con lei.

Il Capolavoro: La Spedizione dei Mille (1860)

Dopo altri anni di esilio, il contesto politico cambia. Il Primo Ministro del Regno di Sardegna, Camillo Benso Conte di Cavour, capisce che per battere l'Austria serve l'alleanza con la Francia. Garibaldi, pur essendo repubblicano nel cuore, accetta un compromesso storico per il bene supremo: combattere sotto la bandiera del Re Vittorio Emanuele II. «L'Italia avanti tutto», diventa il suo motto.

La notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 compie l'impresa che lo consegna definitivamente alla storia. Salpa da Quarto, presso Genova, con poco più di mille volontari — studenti, avvocati, artigiani, quasi tutti giovanissimi, armati di vecchi fucili arrugginiti — e sbarca a Marsala, in Sicilia.

"Qui si fa l'Italia o si muore!"

È la celebre frase che Garibaldi pronuncia a Calatafimi, mentre i suoi Mille affrontano l'esercito borbonico, nettamente superiore. Contro ogni previsione logica, la spedizione è un successo travolgente. La Sicilia insorge, i Borbone si ritirano, Garibaldi risale la Calabria ed entra trionfalmente a Napoli. Il Regno delle Due Sicilie è crollato sotto l'urto di un entusiasmo popolare irrefrenabile.

Il Dono di Teano e l'Isola del Silenzio

A questo punto, Garibaldi potrebbe proclamare la repubblica nel Sud Italia. Mazzini lo spinge a farlo. Ma Cavour e il Re temono che un'azione del genere provochi l'intervento della Francia e della Russia. Un esercito piemontese scende verso sud per fermare l'avanzata garibaldina verso Roma.

Il 26 ottobre 1860, a Teano, avviene l'incontro che definisce la statura morale di Garibaldi. Davanti al Re Vittorio Emanuele II, il generale stringe la mano al sovrano e pronuncia una sola, pesantissima parola: «Saluto il Re d'Italia».

Con quel gesto, Garibaldi consegna un intero regno conquistato con il sangue dei suoi uomini all'unificazione sabauda, rinunciando a ogni ambizione personale o di potere. Cosa chiede in cambio? Nulla. Rifiuta onori, titoli nobiliari e ricchezze. Prende un sacco di sementi e un po' di merluzzo salato e si ritira nella sua amatissima e selvaggia isola di Caprera, in Sardegna, a fare il contadino.

Cosa Rappresenta Garibaldi Oggi?

Garibaldi si spegnerà a Caprera nel 1882, dopo aver partecipato alla conquista del Veneto e aver tentato ancora, ferito sull'Aspromonte, di liberare Roma.

Se Mazzini fu il pensiero e Cavour la diplomazia, Garibaldi fu indubbiamente l'azione e il popolo. Senza di lui, il Risorgimento sarebbe rimasto un progetto d'élite, una questione diplomatica da salotto o da cancelleria reale. Egli riuscì a trasformare l'ideale astratto di "Patria" in una passione bruciante capace di spingere migliaia di giovani a rischiare la vita.

Il suo mito superò i confini italiani: Abraham Lincoln gli offrì un comando nella Guerra di Secessione americana (che Garibaldi rifiutò perché Lincoln non aveva ancora dichiarato l'abolizione totale della schiavitù come obiettivo primario), e scrittori del calibro di Victor Hugo e Alexandre Dumas ne tesserono le lodi.

Festeggiare il 4 luglio significa ricordare che l'Italia è nata da un atto di generosità e di coraggio romantico. Significa ricordare l'uomo che, pur potendo essere dittatore, scelse di essere un cittadino.

Cari amici lettori, spero che questo viaggio nel tempo vi abbia restituito la carne, il sangue e l'anima di un personaggio troppo spesso ridotto a una fredda statua di bronzo nelle nostre piazze.


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