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Patrie Storie: Cola di Rienzo, tra Dante e Petrarca

59 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Benvenuti, cari amici della storia! Oggi vi guiderò in un viaggio affascinante nel cuore del XIV secolo, un'epoca di transizione straordinaria in cui l'idea stessa di "Italia" ha cominciato a fiorire nel cuore e nella mente di tre giganti: Dante Alighieri, Francesco Petrarca e colui che cercò di trasformare la loro poesia in realtà politica, il "tribuno" Cola di Rienzo.

Prendete posto, mettetevi comodi. Oggi risponderemo a una domanda cruciale che tocca le radici stesse del nostro cammino nazionale: come possiamo definire l’idea d’Italia di Cola di Rienzo e in che modo essa si colloca tra l'universalismo medievale di Dante e il classicismo pre-umanista di Petrarca?

Prepariamo i calami e apriamo i libri della memoria. Il nostro viaggio ha inizio.


L'Ombra e la Luce: Cola di Rienzo tra l'Impero di Dante e la Roma di Petrarca

Introduzione: Il Sogno di un Notaio Romano

Immaginate la Roma della metà del Trecento. Non è la sfolgorante capitale dell'Impero che fu, né la fastosa culla del Rinascimento papale che sarà. È una città ferita, spopolata, ridotta a un campo di battaglia tra famiglie nobiliari prepotenti – gli Orsini, i Colonna – che si contendono le macerie di un glorioso passato. Il Papa è lontano, "esiliato" ad Avignone, e l'Imperatore è una figura sbiadita oltre le Alpi.

In questo scenario di decadenza morale e politica, un uomo comune, un notaio di umili origini ma di straordinaria cultura autodidatta, alza la testa. Il suo nome è Nicola di Lorenzo Gabrini, passato alla storia come Cola di Rienzo. Cola non guarda alla Roma medievale dei feudi; i suoi occhi vedono le epigrafi antiche, i marmi imperiali, e in essi legge un destino interrotto. Ma da dove nasce la scintilla della sua azione? Nasce da un legame profondo, quasi viscerale, con i due più grandi intellettuali del suo tempo.

Il Mentore Spirituale: La Sintonia Ideale con Petrarca

Per comprendere l'idea d'Italia di Cola di Rienzo, dobbiamo prima di tutto comprendere il suo rapporto con Francesco Petrarca. Tra il poeta e il tribuno si creò una sintonia ideale di rara intensità. Non si trattava solo di un'amicizia, ma di una vera e propria comunione d'intenti basata sulla visione della rinascita di Roma come fondamento imprescindibile per l'unità nazionale.  

"Da Petrarca si trasmise a Cola di Rienzo il culto classicistico dell'Italia romana."   

Questo concetto è la chiave di volta di tutto il castello ideologico di Cola. Petrarca, l'intellettuale che per primo avverte il distacco tra l'epoca medievale e l'antichità classica, funge da vero e proprio mentore spirituale e culturale. È lui a fornire a Cola la scintilla ideologica attraverso la celebrazione della grandezza di Roma antica.  

Mentre per secoli Roma era stata vista esclusivamente come la sede del Vicario di Cristo, Petrarca e Cola la riscoprono come la madre della civiltà giuridica, politica e culturale. Questo legame ideale fu fondamentale per dare una base culturale e spirituale all'azione politica di Cola, trasformando la nostalgia letteraria in un programma di governo concreto.  

Il Trivio Ideologico: Dove si colloca Cola tra Dante e Petrarca?

Per capire la posizione di Cola di Rienzo, dobbiamo visualizzare una linea di transizione culturale che va dal Medioevo all'Umanesimo. Cola si trova esattamente nel mezzo, come un pontefice – nel senso etimologico di "costruttore di ponti" – tra due visioni dell'Italia e del mondo.

Per farlo, mettiamo a confronto i tre protagonisti attraverso le loro visioni fondamentali:

Elemento di Confronto

Dante Alighieri

Francesco Petrarca

Cola di Rienzo

Modello Politico di Riferimento


Sacro Romano Impero Universale: l'Impero e la Chiesa come "due soli" indipendenti.


Culto classicistico e morale: superamento del particolarismo attraverso il ritorno alla virtù romana.


Repubblica Romana e Comune: unificazione e rinascita politica partendo dal basso (i Comuni).

Definizione di Italia


Regione linguistica e culturale ("il bel paese là dove 'l sì suona").


Continuità storica e morale con l'antichità classica; il "fiorito nido" da proteggere.


Identità politica e diplomatica basata sulla comune discendenza romana.

Strumento d'Identità

Il volgare illustre come forza civilizzatrice per unire il popolo.

Il latino classico delle grandi opere, considerando il volgare una produzione minore (nugae).

La diplomazia e il diritto romano applicati alle leghe tra i Comuni italiani.

1. Il superamento dell'Impero dantesco

Dante Alighieri aveva una visione politica monumentale ma ancorata al Medioevo: credeva fermamente che l'unica soluzione al disordine politico e al particolarismo fosse l'autorità di un Imperatore universale. Per Dante, l'Impero e la Chiesa erano i "due soli" che dovevano guidare l'umanità.  

Cola di Rienzo subisce indubbiamente il fascino dell'idea politica di Dante, ma compie un passo oltre, la oltrepassa. Grazie proprio all'influenza delle visioni di Petrarca e del riscoperto pensiero dell'antica Roma, Cola capisce che l'Impero universale a guida tedesca non è più una risposta valida per l'Italia del suo tempo. Nel contesto storico del XIV secolo, dopo la morte dell'imperatore Federico II e il tramonto della casa di Svevia, l'Italia cominciava a sentirsi libera dal dominio tedesco e manifestava un risveglio del sentimento nazionale. Cola non cerca un Imperatore straniero; cerca la sovranità del popolo romano e dei comuni italici.  

2. L'attivismo politico derivato da Petrarca

Se Dante fornisce la passione profetica, Petrarca fornisce il contenuto culturale. Tuttavia, Petrarca rimane essenzialmente un intellettuale cosmopolita. Il suo legame con l'Italia è viscerale e nostalgico , ma la sua azione si consuma principalmente nello scrittoio, riscoprendo codici antichi e influenzando le corti europee.  

Cola di Rienzo prende l'idealismo di Petrarca e compie il miracolo (e l'azzardo) di volerlo tradurre in progetto concreto di unificazione e rinascita politica. Sostenuto dalle suggestioni classicistiche del poeta, Cola si propone come un "profeta di un lontano avvenire". Nel 1347, autoproclamatosi Tribuno della plebe, Cola non parla più solo a Roma, ma scrive a tutte le città d'Italia, invitandole a inviare deputati a Roma per formare una grande confederazione nazionale.  

L'Idea d'Italia di Cola: Una Diplomazia dell'Identità Comune

Arriviamo così al cuore della definizione dell'idea d'Italia di Cola di Rienzo. Come possiamo riassumerla? Essa è un'idea di identità comune, federativa e fondata sul mito di Roma.

A differenza di Dante, che definiva l'Italia soprattutto come una regione linguistica e culturale , e di Petrarca, che ne enfatizzava la continuità storica e morale , Cola di Rienzo inventa una vera e propria diplomazia dell'identità comune.  

Quando invia la celebre ambasceria a Firenze nel 1347, Cola fa leva sulla comune discendenza romana di tutti i cittadini dei comuni italiani. Il suo progetto politico prevede:  

  • La liberazione delle città italiane dalle influenze e dalle dominazioni straniere.  

  • Il superamento delle lotte fratricide tra i Comuni attraverso un concetto pionieristico di fratellanza nazionale.  

  • La proclamazione della necessità storica della Rinascita di Roma non come città-stato, ma come capitale spirituale e politica di un'Italia unita.  

In questo senso, Cola si stacca dall'universalismo medievale (che guardava al mondo intero sotto l'egida dell'Impero o del Papato) per abbracciare un particolarismo nazionale: l'Italia agli italiani, uniti nel nome di Roma.  

Un Profeta del Risorgimento: La Conclusione Riflessiva

La parabola di Cola di Rienzo fu breve e tragica. Il suo sogno repubblicano e unitario naufragò nel sangue, vittima delle sue stesse intemperanze, delle trame della nobiltà e dell'ostilità del Papato. Venne linciato dalla stessa folla romana che lo aveva acclamato.

Eppure, cari amici, la storia ha vie misteriose per far sopravvivere le idee. Cola fallì nel XIV secolo, ma la sua figura si inserisce in quella che possiamo definire una "gloriosa catena spirituale". È quel filo rosso che unisce l'ardore di Dante, la cultura di Petrarca, il realismo di Machiavelli, fino ad arrivare ai padri della patria del XIX secolo, come Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.  

Il Risorgimento italiano ha attinto a piene mani dal modello mitico e politico creato da Cola di Rienzo. L'ideale di "Roma capitale", indipendente dal potere temporale della Chiesa e fulcro della nazione unita, che i patrioti risorgimentali portarono a compimento nel 1870, era esattamente lo stesso sogno che quel notaio trecentesco aveva cercato di realizzare cinque secoli prima.  

Cola di Rienzo fu davvero, come lo definiscono gli storici, il "profeta di un lontano avvenire". Un uomo che ha saputo guardare oltre il suo tempo, traducendo la poesia in politica e la nostalgia in speranza nazionale.  

Magari la conclusione ideale di questo percorso si trova proprio in Campidoglio. La statua di Cola di Rienzo ai piedi della scalinata di Santa Maria in Aracoeli (forse da lui stesso inaugurata nel 1348) alle spalle del Vittoriano, il monumento alla compiuta unità del Paese. Sono i simboli ideali di un Risorgimento che ha le sue radici ben prima delle lotte ottocentesche, rappresentando i marchi di un processo d'unificazione lungo e difficile, durato più di 500 anni.



Riflettiamo Insieme

Che capitolo straordinario della nostra storia, non trovate? Pensare che l'Italia, prima di essere un'entità geografica o politica sulla carta, sia stata un'idea poetica e culturale condivisa da menti così eccelse è qualcosa che riempie d'orgoglio e meraviglia.

Ora mi rivolgo a voi, miei attenti studenti: secondo voi, l'errore di Cola di Rienzo è stato quello di essere troppo in anticipo sui tempi, o ha peccato di eccessiva illusione nel credere che la sola "memoria di Roma" potesse unire un'Italia così divisa? E soprattutto, vi piacerebbe approfondire come questa sua eredità è stata raccolta da Giuseppe Mazzini durante il Risorgimento, o preferite esplorare un altro aspetto della vita di Dante o Petrarca? A voi la parola!

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