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Stilnovista. "Le vite" del Vasari e la bellezza italiana


Pubblicata per la prima volta nel 1550, l'opera di Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, non è solo un libro di storia dell'arte: è il primo manifesto patriottico della bellezza italiana.

1. L'Invenzione del "Rinascimento"

È stato proprio Vasari a coniare (o quantomeno a consacrare) il termine "Rinascita". Lui vedeva l'arte come un organismo vivente che, dopo il buio seguito alla caduta di Roma, era tornato a respirare grazie ai maestri toscani e italiani.

2. Una Stirpe di Giganti

Vasari non si limita a elencare date. Crea un racconto eroico. Presenta gli artisti come esseri dotati di un "fuoco divino", trasformando l'artigiano medievale nel Genio moderno. Leggendo le sue pagine, un cittadino di Venezia o di Napoli per la prima volta percepiva che esisteva una "scuola italiana" superiore a ogni altra.

3. Il Disegno come Lingua Comune

Vasari teorizzò che alla base di tutte le arti ci fosse il Disegno. Questo concetto divenne il collante intellettuale che univa architettura, scultura e pittura. Per lui, l'eccellenza italiana risiedeva in questa capacità di progettare e dare forma all'idea, una caratteristica che ancora oggi definisce il nostro "Made in Italy".

"L'arte è il vincolo che tiene unite le membra disperse della nostra storia."

Il "Social Media Manager" del XVI Secolo

In un certo senso, Vasari è stato il primo grande comunicatore. Ha creato il canone: ha deciso chi fosse "dentro" e chi "fuori", costruendo una gerarchia della bellezza che culminava nel divino Michelangelo. Grazie a lui, l'Europa intera ha iniziato a guardare all'Italia non come a una terra divisa, ma come al giardino culturale del mondo.

A testimonianza di questo fatto, basti pensare che "Le vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori" di Giorgio Vasari, pubblicata nel 1550 e ampliata nel 1568, non parla solo di artisti toscani, sebbene il Vasari fosse toscano (aretino) e avesse un certo pregiudizio "fiorentinocentrico". 

Vasari include artisti provenienti da molte altre parti d'Italia, documentando l'evoluzione dell'arte rinascimentale in diverse scuole. 

Ecco alcuni punti chiave sulla copertura geografica delle Vite:

  • Il fulcro fiorentino: L'opera celebra il Rinascimento toscano come il culmine dell'arte, ponendo artisti come Giotto, Masaccio e Michelangelo al vertice della sua narrazione.

  • Artisti non toscani: Vasari tratta ampiamente artisti veneti (tra cui Tiziano, specialmente nella seconda edizione), lombardi, emiliani (come Correggio), e romani.

  • Evoluzione dell'opera: La seconda edizione (1568), nota come Giuntina, fu ampliata proprio per includere più artisti non fiorentini, dando maggiore spazio alla scuola veneziana e ad altre aree italiane, in parte anche a seguito dei viaggi dello stesso Vasari.

  • Artisti stranieri: Vasari cita anche artisti non italiani che hanno lavorato in Italia, come nel caso del suo maestro Guillaume de Marcillat, pittore francese attivo ad Arezzo. 

In sintesi, sebbene l'obiettivo di Vasari fosse quello di celebrare il primato artistico di Firenze e della Toscana, Le Vite rappresentano un panorama vasto e fondamentale di gran parte dell'arte italiana dal XIII al XVI secolo. 

Un piccolo aneddoto: Vasari era così innamorato degli artisti che raccontava, da romanzare spesso le loro vite con dettagli piccanti o leggendari (come la storia di Giotto che disegna una mosca così perfetta da ingannare il suo maestro Cimabue!). Non sempre era storicamente accurato, ma era un narratore nato.


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