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Proverbi del nonno: proverbi di luglio


Ormai siamo nel pieno di luglio! Mamma mia, che caldo che fa... si schiatta, come dite voi giovani! Ai miei tempi non c'erano tutte queste diavolerie moderne, l'aria condizionata o i ventilatori che girano vorticosamente. Ci si difendeva tenendo le persiane accostate di giorno e sedendosi fuori sull'uscio di casa la sera, a rinfrescarsi l'anima con una fetta d'anguria e quattro chiacchiere tra vicini.

Luglio è il mese del sole leone, della terra che scotta e della vera fatica nei campi. Ma i nostri vecchi, che la sapevano lunghissima, avevano un proverbio pronto per ogni colpo di calore e per ogni spiga di grano.

Vuoi che ti racconti cosa dice la saggezza popolare su questo mese infuocato? Mettiti comodo, allora!

1. Luglio dal gran calore, bevi il vino e lascia stare il colatore.

  • Cosa significa: Quando il caldo picchia duro, non stare a fare troppi passaggi o cerimonie con il vino: versatelo fresco e beviti un buon bicchiere per ritrovare le forze! Naturalmente, l'invito è sempre alla moderazione, ma un goccio di quello buono rigenera lo spirito.

  • L'origine: Questo modo di dire nasce nelle vecchie cantine contadine. Il "colatore" (o colino) serviva a filtrare il vino dalle impurità della botte. Ma a luglio, tra la mietitura e la battitura del grano, la sete era così tanta e il lavoro così urgente che non c'era tempo da perdere in fronzoli. Il vino dava energia per continuare a battere il ferro e la terra sotto il sole cocente.

  • La variante regionale: In Veneto, dove sul vino non si scherza mica, si dice: “De luglio, el vin fa bon sangue”. Un modo sbrigativo per ricordarti che, anche se sudi, un goccio di rosso (magari fresco di cantina) ti rimette al mondo meglio di qualsiasi bibita gassata moderna.

2. Se piove di luglio, il mastro d’ascia perde il lavoro.

  • Cosa significa: La pioggia a luglio è un vero e proprio disastro per l'agricoltura e per molti mestieri che si fanno all'aperto. Se inizia a piovere in questo mese, si ferma tutto.

  • L'origine: Questo proverbio ci ricorda l'importanza del clima per gli artigiani di una volta. Il "mastro d'ascia" era il falegname che lavorava il legno all'aperto, spesso per costruire carri o barche. Se luglio era piovoso, il legno si inzuppava, non asciugava bene e il lavoro andava in fumo. Per non parlare del grano: la pioggia sui campi pronti per la raccolta faceva marcire le spighe, portando la fame.

  • La variante regionale: In Sicilia, dove il sole di luglio spacca le pietre, si dice in modo molto chiaro: “Chiovuta di lugliù, la mnutura nun valìu più” (Pioggia di luglio, la mietitura non è valsa più a nulla). Se piove quando il grano è tagliato, tutto il duro lavoro dei mesi passati va letteralmente in malora.

Una piccola curiosità per te...

Sapevi perché i giorni più caldi di luglio (e di inizio agosto) vengono chiamati "il periodo della canicola"? Non c'entrano i cani che ansimano per il caldo, come pensano in molti!

La parola viene da Canicula, che in latino significa "piccola cagna", ed è il nome antico di Sirio, la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore. In questo periodo dell'anno, nei tempi antichi, Sirio sorgeva e tramontava con il Sole. I nostri antenati pensavano che la vicinanza di questa stella "canina" al Sole fosse la vera causa di questo caldo soffocante. Insomma, davano la colpa a una stella per giustificare le loro sudate!

Spero che queste storie ti abbiano rinfrescato un po' le idee su come i nostri nonni affrontavano l'estate, con tanta pazienza e un briciolo di filosofia.


La pillola di saggezza del nonno: > "Luglio col bene che ti voglio, guarda la terra e lascia stare lo scoglio." (Significa che anche se il mare chiama, a luglio c'è ancora tanto lavoro da fare per assicurarsi le provviste per l'inverno. Prima il dovere e poi il piacere!)

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