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Stilnovista: il Cantico delle Creature

2 ott
Tempo di lettura: 8 min

Benvenuti a Stilnovista! Oggi parliamo di San Francesco d’Assisi e il suo Cantico delle Creature (conosciuto da tutti come il Laudato si’). Mettiti comodo, prendi una tazza di qualcosa di buono e preparati a un viaggio straordinario. Oggi non faremo una lezione noiosa, no davvero! Faremo un salto nel tempo, precisamente attorno all'anno 1224, tra le colline umbre baciate dal sole, per scoprire come un uomo che parlava agli uccelli abbia, di fatto, firmato l'atto di nascita della nostra meravigliosa lingua italiana.


Il Sole, il Fuoco e le Parole: Come San Francesco ha Inventato l'Italiano

Immagina di cancellare, per un momento, tutto quello che sai sulla lingua che parliamo oggi. Niente televisione, niente giornali, niente smartphone. Siamo nel Medioevo, un'epoca affascinante, ma linguisticamente spaccata in due. Da una parte c'è il latino: la lingua dei dotti, della Chiesa, delle leggi, dei dotti professori delle università che stavano nascendo proprio in quegli anni. Il latino è come un abito da sera elegantissimo, ma rigido, solenne, che pochissime persone sanno indossare.

Dall'altra parte c'è la vita vera. Ci sono i mercanti che gridano nelle piazze, le mamme che cantano le ninnananne ai bambini, i contadini che arano la terra. Loro parlano il "volgare", cioè la lingua del vulgus, del popolo. Ma attenzione: non esiste un solo volgare! Ogni regione, ogni città, a volte ogni vallata ha il suo modo di esprimersi. È una lingua viva, pulsante, che cambia a ogni chilometro, ma che i dotti snobbano ferocemente. La considerano una lingua "bassa", buona solo per le faccende di tutti i giorni, incapace di esprimere l'altezza dell'arte, della filosofia o della fede.

E poi arriva lui. Francesco. Un uomo che aveva rinunciato a tutte le ricchezze del padre per abbracciare "Madonna Povertà". Ma Francesco non era solo un santo; era un poeta nell'anima. Amava la musica, amava i canti dei trovatori francesi che aveva ascoltato da ragazzo, e soprattutto amava la vita in ogni sua minima sfumatura. Quando decide di scrivere una grande lode a Dio e al creato, compie un gesto di una terra e di una potenza inaudite: decide di non usare il latino delle cattedrali. Sceglie il volgare umbro. Sceglie la lingua della sua gente.

Ed è proprio lì, tra le mura del convento di San Damiano, che nasce il Cantico di frate Sole. Non è solo una preghiera: è il Big Bang della letteratura italiana.

Chi era davvero il nostro "Francesco"?

Per capire l'energia che si nasconde dietro ogni singola parola del Cantico, dobbiamo togliere Francesco dalle pale d'altare polverose e immaginarlo come un giovane uomo pieno di vita. Prima di diventare il Santo di Assisi, Francesco era il re delle feste della gioventù benestante della sua città. Figlio di Pietro di Bernardone, un ricchissimo mercante di stoffe, Francesco era cresciuto nel lusso, vestito con abiti dai colori sgargianti, affascinato dai racconti cavallereschi dei cavalieri della Tavola Rotonda e dalle canzoni d'amore che arrivavano dalla Provenza.

Parlava correntemente il francese (da qui, probabilmente, il suo soprannome "Francesco", ovvero "il francesino", dato che il suo nome di battesimo era Giovanni). Era un ragazzo che voleva disperatamente la gloria, voleva diventare cavaliere. Ma la guerra contro Perugia e la prigionia cambiarono tutto. La crisi, la malattia, e infine quell'incontro sconvolgente con il Crocifisso di San Damiano che gli disse: "Francesco, va' e ripara la mia casa".

Quando Francesco si spoglia di tutto, persino dei vestiti che portava, davanti al vescovo e al padre furioso, non perde la sua anima di poeta. La trasforma. Diventa il "Giullare di Dio". I giullari erano gli intrattenitori del popolo: cantavano, facevano acrobazie, raccontavano storie nelle piazze per far ridere e divertire la gente. Francesco decide di usare le stesse tecniche dei giullari, lo stesso linguaggio diretto, semplice e persino la musica, ma per uno scopo completamente nuovo: portare la gioia del Vangelo a tutti, specialmente agli ultimi, a chi non capiva una sola parola di latino.

La Notte Più Buia e la Nascita del Cantico

C'è un aneddoto storico meraviglioso e commovente legato alla nascita del Cantico delle Creature. Si potrebbe pensare che una canzone così luminosa, così piena di sole, di stelle e di gioia sia stata composta in una splendida giornata di primavera, mentre il Santo passeggiava felice tra i boschi del monte Subasio. E invece no. La realtà è molto più poetica e drammatica.

Siamo nell'inverno tra il 1224 e il 1225. Francesco è ormai un uomo consumato dai digiuni, dalle fatiche e dalle malattie. È quasi completamente cieco a causa di un'infezione agli occhi contratta in Oriente. La luce del sole, che lui ama tanto, gli provoca un dolore insopportabile. Si trova a San Damiano, ospite in una piccola capanna di stuoie vicino al monastero dove vive Chiara con le sue sorelle. Oltre al dolore fisico, Francesco è tormentato dai topi che infestano la capanna e che non lo lasciano dormire la notte. È in un momento di totale oscurità, sia fisica che spirituale.

Eppure, proprio in quella notte di sofferenza estrema, Francesco riceve una consolazione divina. Sente nel cuore la certezza della salvezza e della vita eterna. La mattina dopo, si sveglia trasformato. Nonostante la cecità, vede il mondo con gli occhi del cuore come non lo aveva mai visto prima. Chiama i suoi frati e dice loro: "Voglio comporre una nuova lode per le creature del Signore, che ogni giorno ci servono e senza le quali non potremmo vivere".

Nasce così il Cantico. E Francesco non si limita a scriverlo: compone anche la musica (purtroppo andata perduta) e istruisce i suoi frati affinché vadano per le strade a cantarlo come veri e propri giullari. Il loro compito? Cantare la lode e poi dire al popolo: "Noi siamo i giullari del Signore, e la ricompensa che vogliamo da voi è che viviate nella pace e nell'amore". Non è un'immagine bellissima?

Perché il Cantico è un Monumento della Lingua Italiana?

Ora che abbiamo assaporato la bellezza del testo, facciamo un piccolo passo indietro e guardiamolo con gli occhi dello storico della lingua. Perché questa poesia è considerata l'inizio della letteratura italiana? Perché non un altro testo precedente?

È vero, esistono documenti in volgare più antichi del Cantico. Pensiamo al famoso Indovinello Veronese (quello che diceva "Se pareba boves, alba pratalia araba..."), che risale addirittura alla fine dell'VIII secolo, o ai Placiti Capuani del 960 ("Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene..."). Ma quelli non erano testi letterari! L'indovinello era uno scarabocchio di un copista annoiato sul margine di un libro, e i Placiti erano formule giuridiche, testimonianze in un tribunale per decidere a chi appartenesse un pezzo di terra.

Il Cantico delle Creature è il primo testo artistico, poetico e intenzionale scritto in un volgare italiano. Francesco non sta scrivendo un appunto di fretta o una carta legale. Sta facendo arte. Sta cercando la bellezza delle parole, il ritmo, la rima, l'assonanza.

Il Mistero del "Per"

C'è una curiosità linguistica che fa impazzire i filologi (gli studiosi dei testi antichi) da secoli: cosa significa quel per che si ripete in ogni strofa? "Laudato si', mi' Signore, per frate sole... per sora luna... per sora acqua..."?

Ci sono tre teorie, e sono tutte bellissime:

  1. Il "Per" di Causa (Merito): Significa "Sii lodato, mio Signore, a causa di frate sole, per il fatto che hai creato queste meraviglie". È la lettura più comune.

  2. Il "Per" d'Agente (Da parte di): Significa "Mio Signore, sii lodato da frate sole, da sora luna, da tutte le creature che con la loro stessa esistenza ti cantano un inno d'amore". In questo modo, Francesco dà voce all'universo intero.

  3. Il "Per" di Mezzo: Significa "Mio Signore, sii lodato attraverso frate sole, che ci porta la tua luce".

Qualunque sia l'interpretazione che preferisci, nota come questa piccola parola di tre lettere crei una struttura ritmica ipnotica, una melodia che entra in testa e non ti lascia più. Francesco inventa una sintassi nuova, flessibile, che si adatta al canto e all'emozione.

L'Eredità di Francesco: Da Assisi a Dante

Senza il coraggio di Francesco di usare il volgare per parlare delle cose più alte del mondo, la nostra letteratura avrebbe avuto un cammino molto più lento e faticoso. Pochi decenni dopo di lui, in Sicilia, alla corte dell'imperatore Federico II, i poeti cominceranno a scrivere poesie d'amore in volgare siciliano. E subito dopo, in Toscana, nascerà quel movimento straordinario che io amo tanto, il Dolce Stil Novo, fino ad arrivare a Dante Alighieri.

Dante amava immensamente San Francesco. Nel poema più grande di tutti i tempi, la Divina Commedia, nel canto XI del Paradiso, Dante dedica a Francesco parole di un'ammirazione sconfinata. Lo descrive come un "sole" nato nel mondo, che ha illuminato la terra esattamente come il sole fisico che Francesco cantava nel suo testo:

"Di questa costa, là dov' ella frange / più sua rattezza, nacque al mondo un sole, / come fa questo talvolta di Gange. / Però chi esso loco fa parole, / non dica Ascesi, ché direbbe corto, / ma Oriente, se proprio dir vuole."— Dante Alighieri, Paradiso, Canto XI

Dante dice che Assisi non dovrebbe più chiamarsi così, ma dovrebbe chiamarsi Oriente, perché lì è nato il sole che ha riscaldato il cuore dell'umanità e ha dato una nuova voce all'Italia.

Un'Atmosfera Allegra e Rivoluzionaria

Voglio lasciarti con un ultimo aneddoto che mostra quanto lo stile di vita di Francesco e dei suoi primi compagni fosse lontano dall'idea di una religiosità triste o severa. Nelle cronache dell'epoca si racconta che i frati, quando camminavano per le strade dell'Umbria cantando il Cantico, venivano spesso presi per pazzi o per ubriachi. E in un certo senso lo erano: erano ubriachi di gioia, di vita e di poesia!

Una volta, frate Pacifico, che prima di entrare nell'ordine era stato un famosissimo poeta e musicista (era stato incoronato dal popolo come "il re dei versi"), chiese a Francesco come dovevano comportarsi quando la gente li insultava. Francesco rispose con un sorriso: "Che cosa sono i servi del Signore se non i suoi giullari, che devono sollevare il cuore degli uomini e portarli alla gioia spirituale?".

Ed è esattamente questo che fa il Cantico delle Creature. Prende la lingua del popolo, quella che usavano i mercanti e i contadini, e la trasforma in uno strumento di pura gioia, di bellezza e di fratellanza universale. Ogni volta che diciamo "fratello" o "sorella", ogni volta che ci incantiamo davanti a un tramonto o che ringraziamo per l'acqua fresca in una giornata d'estate, stiamo continuando a parlare la lingua di Francesco. Stiamo continuando a essere, nel nostro piccolo, dei letterati felici.

Spero che questo viaggio ti sia piaciuto e che ti abbia lasciato un grande sorriso! La letteratura non è un elenco di date da mandare a memoria, ma una catena di emozioni che unisce gli uomini attraverso i secoli.

E adesso la parola passa a te! Come ti dicevo all'inizio, sono curiosissimo: da dove vogliamo ripartire nel nostro prossimo incontro? Vuoi che restiamo nel Medioevo per scoprire i segreti dei poeti d'amore del Dolce Stil Novo, o preferisci fare un salto in avanti verso le grandi sfide della Questione della Lingua? Scrivimi la tua scelta, non vedo l'ora di leggerti!



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