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Patrie Storie: il 1848 in Italia e Ucraina

6 ore fa
Tempo di lettura: 7 min

Buonasera! Benvenuti a Patrie Storie, non c'è gioia più grande che guidarti alla scoperta della nostra meravigliosa e complessa storia.


Mettere a confronto la Primavera dei Popoli del 1848 nella nostra penisola con il risveglio nazionale e culturale dell'Ucraina nello stesso anno è una scelta di altissimo valore storico e civile. Ci permette di capire come l'idea di libertà, identità e autodeterminazione abbia attraversato l'Europa come un incendio benefico, toccando popoli diversi ma accomunati dal medesimo sogno di riscatto.


L'Anno dell'Incendio Sacro: Il 1848 tra il Risorgimento Italiano e il Risveglio Ucraino

Introduzione: Quando l'Europa prese Fuoco

Immaginate per un istante l’Europa del principio del 1848. Sotto la superficie patinata dell’ordine imposto dal Congresso di Vienna del 1815, il continente è una polveriera. Da decenni, l’assolutismo e i grandi imperi multinazionali cercano di soffocare le aspirazioni d’indipendenza, i sogni costituzionali e la voce delle nazionalità oppressione. Ma la storia, cari lettori, è come un fiume carsico: puoi sbarrarne il corso in superficie, ma l'acqua continuerà a scavare nella roccia finché non troverà una spaccatura per esplodere verso il cielo.


Quella spaccatura arrivò nel 1848, l’anno della "Primavera dei Popoli".


Dalle barricate di Parigi alle piazze di Milano, dalle colline della Galizia ucraina ai vicoli di Palermo, un’unica grande parola d’ordine risuonò in lingue diverse: Libertà. In questo viaggio di oggi metteremo a confronto due teatri apparentemente distanti ma profondamente legati dallo stesso filo rosso: la penisola italiana, divisa e dominata dallo straniero, e le terre ucraine, spartite tra il gigante zarista e l’Impero Asburgico.


Parte I: L’Italia in Fiamme – Dalle barricate di Milano alla Prima Guerra d’Indipendenza

1. La scintilla palermitana e l'effetto domino

Per capire il 1848 italiano, dobbiamo smentire un luogo comune: non tutto iniziò a Parigi. La vera prima scintilla della Primavera dei Popoli scoccò a Palermo il 12 gennaio 1848, guidata da figure come Rosolino Pilo e Giuseppe La Masa. I siciliani insorsero contro il governo borbonico di Re Ferdinando II, pretendendo il ripristino della Costituzione del 1812. L'impeto fu talmente travolgente che Ferdinando II fu costretto a concedere la costituzione, seguito a ruota dal Granduca di Toscana, dal Papa Pio IX e da Carlo Alberto di Savoia, che il 4 marzo promulgò il famoso Statuto Albertino.


L'Italia era in fermento, ma il vero dragone da sconfiggere risiedeva a nord: l'Impero Austriaco di Metternich (quello stesso che aveva definito l'Italia una mera espressione geografica) che occupava il Lombardo-Veneto e controllava indirettamente l'intera penisola.




2. Le Cinque Giornate di Milano: Il Popolo si fa Gigante

Il 17 marzo 1848 giunse a Milano la notizia che persino Vienna era insorta e che il temuto cancelliero Metternich era stato costretto alla fuga. Fu la svolta. Il popolo milanese, stanco della pressione fiscale e della repressione militare, scese nelle strade.


Dal 18 al 22 marzo 1848, Milano scrisse una delle pagine più epiche del nostro Risorgimento: le Cinque Giornate.


Uomini, donne, studenti, artigiani e persino fanciulli eressero oltre milleseicento barricate. Con mobili, carrozze, travature e persino i banchi delle chiese, la città divenne un labirinto inespugnabile per le truppe imperiali del feldmaresciallo Josef Radetzky.


"Non si può descrivere lo entusiasmo di questa popolazione... V'è qui un'intera nazione armata," scriverà un cupo Radetzky nei suoi dispacci prima di abbandonare la città e rifugiarsi nel famoso Quadrilatero (Mantova, Peschiera, Verona, Legnago).

A guidare l'anima democratica di quella rivolta fu Cattaneo (Carlo Cattaneo), mente lucidissima e repubblicana, fautore di un'Italia federale, moderna e laica. Contemporaneamente, a Venezia, Daniele Manin e Niccolò Tommaseo proclamavano la rinascita della Repubblica di San Marco, scacciando gli austriaci senza spargimento di sangue.


3. Il dilemma di Carlo Alberto e il sogno infranto

Spinto dalla pressione dell'opinione pubblica e dal timore che la rivoluzione assumesse un piega troppo repubblicana e democratica, Re Carlo Alberto di Savoia attraversò il Ticino il 23 marzo: era l'inizio della Prima Guerra d'Indipendenza.


In un primo momento, sembrava che il miracolo dell'unità si stesse compiendo. Da ogni parte d'Italia giunsero volontari: studenti universitari da Pisa, popolani da Roma, persino corpi spediti dal Papa e dal Re di Napoli. Ma le divisioni ideologiche e la gelosia tra i regnanti spensero presto l'entusiasmo. Pio IX, con l'allocuzione del 29 aprile, dichiarò di non poter muovere guerra a una grande potenza cattolica come l'Austria. Di lì a poco, gli altri sovrani ritirarono le proprie truppe.


Rimasto solo, l'esercito sabaudo tentò la sorte, ma la superiorità tattica di Radetzky ebbe la meglio nella tragica battaglia di Custoza (luglio 1848). La prima fase del Risorgimento si chiudeva con un'amara sconfitta militare, ma l'idea d'Italia era oramai scolpita nel cuore di un intero popolo.


Parte II: L’Ucraina nel 1848 – Il Risveglio del Titano tra Leopoli e Kiev

Se spostiamo lo sguardo verso est, nell'Europa centro-orientale, troviamo un popolo la cui terra era spaccata in due da una linea di confine imperiale: l'Ucraina.


Nel 1848, la gran parte del territorio ucraino (il centro e l'est, compresa Kiev) faceva parte dell'Impero Russo sotto il pugno di ferro dello zar Nicola I. La parte occidentale (la Galizia con la città di L'viv/Leopoli e la Transcarpazia) era invece sotto il dominio dell'Impero Asburgico.



1. La Galizia austriaca e la Golovna Rus'ka Rada

Mentre lo Zar Nicola I spegneva sul nascere ogni minimo sussulto riformatore con la censura e la prigione, fu la Galizia austriaca a diventare il polmone politico della Primavera ucraina.

Sfruttando le debolezze di Vienna nel 1848, la leadership intellettuale e religiosa ucraina (composta in gran parte dal clero greco-catolico e da giovani studiosi) fondò a Leopoli, il 2 maggio 1848, la Golovna Rus'ka Rada (Consiglio Supremo Ruteno/Ucraino). Fu la primissima organizzazione politica ucraina dei tempi moderni!


La Rada presentò all'imperatore d'Austria richieste chiare e rivoluzionarie:


  1. La divisione della Galizia in due province: una occidentale polacca e una orientale ucraina.


  2. L'insegnamento della lingua ucraina nelle scuole e l'apertura di cattedre universitarie a Leopoli.


  3. L'uguaglianza dei diritti civili per il popolo ucraino rispetto ai nobili polacchi che storicamente dominavano la regione.


Nel giornale fondato dal Consiglio, la Zorja Halyc'ka ("La Stella di Galizia"), si leggeva per la prima volta una dichiarazione d'identità potente: “Noi, Ruteni di Galizia, apparteniamo al grande popolo ucraino, che parla una sola lingua e conta qu quindici milioni di anime...”.


2. L'Abolizione della Servitù della Gleba

C'è un evento fondamentale che rende il 1848 ucraino indimenticabile per i contadini: nell'aprile del 1848, l'imperatore Ferdinando I d'Austria, sotto la spinta delle proteste, decretò l'abolizione della servitù della gleba in Galizia.


Per milioni di contadini ucraini, che per secoli erano stati letteralmente "proprietà" dei feudi nobiliari, il 1848 significò la fine della schiavitù feudale. In moltissimi villaggi ucraini vennero erette croci di pietra per commemorare il "1848: l'Anno della Libertà", alcune delle quali sono visibili ancora oggi.


3. La voce poetica nel buio zarista: Taras Ševčenko

E nell'Ucraina sotto il dominio dello Zar? Lì la Primavera politica fu soffocata in culla dall'autocrazia. Tuttavia, la vera rivoluzione avvenne sul piano delle coscienze grazie alla figura leggendaria di Taras Ševčenko.


Ševčenko, un ex servo della gleba diventato pittore e poeta di genio, con la sua raccolta Kobzar diede un'anima e un linguaggio al moderno orgoglio ucraino. Proprio alla vigilia del 1848, Ševčenko fu arrestato dalle autorità zariste per aver fatto parte della Confraternita dei Santi Cirillo e Metodio, una società segreta che sognava una federazione di popoli slavi liberi e democratici. Lo Zar lo condannò all'esilio in Asia centrale con il divieto assoluto di scrivere e dipingere. Ma il suo verso risuonò fortissimo durante tutto il '48:


"Spezzate le catene... e battezzate la vostra libertà con il sangue del nemico!"

Parte III: Analogie e Differenze – Due Popoli, un Solo Destino

Se mettiamo a confronto l'Italia e l'Ucraina del 1848, emergono paralleli affascinanti e differenze profonde che meritano di essere sottolineati:


Tema

Italia nel 1848

Ucraina nel 1848

Nemico Principale

Impero Austriaco e sovrani assolutisti

Impero Russo e nobiltà latifondista polacca/russa

Obiettivo Primario

Indipendenza, Costituzione e Unificazione

Diritti linguistici, autonomia e fine della servitù

Base Sociale

Borghesia, studenti, artigiani urbani

Contadini (Galizia) e intellettuali/clero

Simbolo Ideologico

Il Tricolore e le Barricate di Milano

La Stella di Galizia e la poesia di Ševčenko

Le Analogie:

  • L'Impero Asburgico come avversario e palestra: Sia gli italiani che gli ucraini si trovarono a fare i conti con la monarchia asburgica. Per entrambi i popoli, la debolezza temporanea di Vienna nel 1848 fu la finestra di opportunità per chiedere autonomia e diritti.


  • Il ruolo dei poeti e degli intellettuali: Come l'Italia ebbe Manzoni, Leopardi e Mazzini a plasmare l'idea di patria prima che esistesse uno Stato, l'Ucraina ebbe Ševčenko e i giovani intellettuali di Leopoli e Kiev. La letteratura fu il vero grembo della nazione.


Le Differenze:

  • Il livello della lotta: L'Italia nel 1848 combatté una vera e propria guerra con eserciti e insurrezioni armate su vasta scala (Milano, Venezia, Roma). L'Ucraina, priva di una propria classe dirigente militare e schiacciata dall'enorme peso della Russia zarista, visse il '48 soprattutto come un risveglio culturale, civile e sociale.


  • La questione contadina: In Italia la rivoluzione fu prevalentemente urbana e borghese; in Ucraina il 1848 fu l'anno del riscatto sociale delle masse rurali contro la servitù della gleba.


Conclusione: I Semi raccolti nel Futuro

Il 1848 si concluse apparentemente con un fallimento su quasi tutti i fronti. Nel 1849 gli austriaci ripresero Milano e Venezia, schiacciarono la Repubblica Romana di Garibaldi e Mazzini, mentre lo Zar ordinò la caccia ad ogni dissidente ucraino.


Ma fu davvero una sconfitta? Assolutamente no.


Il 1848 dimostrò che l'idea di una nazione fondata sui diritti, sulla lingua e sulla volontà dei cittadini non poteva più essere cancellata dalle mappe geografiche. Per l'Italia, il '48 fu la prova generale che avrebbe portato, dodici anni dopo, all'Unità del 1861. Per l'Ucraina, fu il primo solco indelebile in cui venne piantato il seme della moderna coscienza nazionale.


La storia ci insegna che i sogni di libertà delle nazioni possono subire battute d'arresto, ma non muoiono mai: aspettano solo la primavera successiva per germogliare di nuovo.


Un Pensiero per Te, Caro Studente:

Che ne pensi di questo viaggio parallelo? C'è un aspetto in particolare che ti ha sorpreso di più? Ad esempio, ti affascina di più l'epopea delle barricate milanesi e la figura di Carlo Cattaneo, o ti incuriosisce il modo in cui poeti come Ševčenko siano riusciti a risvegliare l'identità di un intero popolo senza un esercito?


Sono qui, pronto a sfogliare insieme a te la prossima pagina della nostra Patria Storia!

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