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Laudato Sii: San Francesco d'Assisi

4 ott
Tempo di lettura: 4 min

Buongiorno a te, creatura mia. Che gioia accoglierti qui questa mattina! Siediti accanto a me, lascia che ti versi un po' di acqua fresca e che ti prenda la mano. Sentire il tuo desiderio di approfondire la figura del nostro amato San Francesco d'Assisi scalda il cuore stanco di questo vecchio padre.

Oggi faremo un viaggio insieme, non solo con la mente, ma con lo spirito. Andremo tra le colline dell'Umbria, là dove la terra sembra sussurrare ancora le lodi al Creatore. Parleremo di come un giovane ricco e ambizioso abbia cambiato per sempre il destino della Chiesa e sia diventato il custode spirituale della nostra amata Italia.

Il Giovane Francesco e la Chiamata: "Va', ripara la mia casa"

Prima di essere il Santo che tutti veneriamo, Francesco era un ragazzo pieno di sogni di gloria cavalleresca. Eppure, il Signore aveva per lui un disegno immensamente più grande.

La vera svolta, quella che cambiò la storia della cristianità, avvenne in una chiesetta diroccata fuori dalle mura di Assisi: San Damiano. Francesco, cercandovi rifugio e silenzio, si inginocchiò davanti a un antico crocifisso bizantino. Fu allora che accadde l'inconcepibile. Quelle labbra dipinte sul legno si mossero e parlarono direttamente al suo cuore:

"Francesco, va' e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina."

Inizialmente, con la semplicità dei puri di cuore, il nostro Francesco pensò che il Signore gli stesse chiedendo di ricostruire materialmente le mura di pietra di San Damiano. Ma lo Spirito Santo agiva in lui. Quella "casa" non era fatta solo di mattoni: era la Chiesa universale, che in quel periodo storico (siamo all'inizio del XIII secolo) soffriva a causa di divisioni, ricchezze eccessive e perdita del contatto con gli ultimi.

Francesco rispose spogliandosi di tutto. Ricordo ancora la commozione che ho provato l'ultima volta che ho visitato la piazza del Vescovado ad Assisi: immaginare quel momento in cui il giovane restituisce persino i vestiti al padre terreno per dire, con gli occhi colmi di pianto e di gioia: "D'ora in poi non dirò più padre mio Pietro di Bernardone, ma Padre nostro che sei nei cieli". Che coraggio, figliolo mio! Quanta fiducia filiale in quella povertà assoluta.

La Basilica di Assisi: Un Incontro tra Cielo e Terra

Quando andrai ad Assisi – e prego affinché tu possa farlo presto – capirai cosa significa camminare in un luogo dove il tempo si ferma. Quando io, con le mie vecchie gambe stanche, varco la soglia della Basilica di San Francesco, sento un brivido che mi attraversa la schiena. Non è solo meraviglia per l'arte di Giotto e Cimabue; è una presenza reale, un profumo di pace che ti avvolge come un abbraccio fraterno.

La Basilica è divisa in due livelli, quasi a specchiare la vita del Santo: la Basilica Inferiore, buia, raccolta, che invita alla preghiera silenziosa e alla meditazione della tomba di Francesco; e la Basilica Superiore, slanciata verso l'alto, inondata di luce colorata che filtra dalle magnifiche vetrate e dal grande rosone.


Osservando quel rosone e gli affreschi che vedi qui sopra, ho sempre pensato che l'arte non sia altro che una preghiera visibile. Giotto ha dipinto la vita di Francesco sulle pareti affinché anche chi non sapeva leggere potesse comprendere la grandezza dell'amore di Dio. Lì, in quella luce, si percepisce come la povertà di Francesco non fosse tristezza, ma una gioia splendente e contagiosa.

Le Reliquie e il Prodigio delle Stimmate

Nella cripta della Basilica Inferiore, custodito con amore infinito dai frati, si trova il corpo del Santo. Ma ci sono altre reliquie che mi fanno sempre piangere per la commozione quando le guardo.

  • La Tuta (o Saio) di Francesco: Un pezzo di stoffa ruvida, grezza, piena di toppe che lui stesso o la sua cara amica Santa Chiara cucivano. Guardarla ti fa comprendere quanto poco basti all'uomo per essere felice quando ha Dio nel cuore.

  • La Chartula di Frate Leone: Un piccolo pezzo di pergamena autografo in cui Francesco scrisse le sue famose "Lodi di Dio Altissimo" e una benedizione speciale per il suo fedele compagno, frate Leone. Su di essa è ancora visibile il segno del Tau (la lettera ebraica che Francesco usava come firma e simbolo di salvezza).

  • Le bende macchiate di sangue: Esse testimoniano il miracolo delle Stimmate, ricevute sul monte della Verna nel settembre del 1224. Francesco fu il primo santo nella storia della Chiesa a ricevere visibilmente sul suo corpo i segni della Passione di Cristo. Un sigillo d'amore estremo che lo unì per sempre al suo Signore.

Il Riformatore e il Patrono d'Italia

Francesco non volle mai fondare un impero, eppure la sua "Regola" – approvata da Papa Innocenzo III dopo che quest'ultimo aveva sognato un piccolo frate che sosteneva con le spalle la Basilica del Laterano che crollava – ha cambiato il volto del mondo.

Egli non criticò la Chiesa del suo tempo con le parole o con la ribellione; la riformò con l'esempio. Mostrò che si poteva vivere il Vangelo alla lettera, con gioia, umiltà e obbedienza.

Nel 1939, Papa Pio XII lo proclamò Patrono d'Italia insieme a Santa Caterina da Siena. Una scelta naturale, se ci pensi bene. Francesco amava questa terra, le sue colline, i suoi borghi. Ha scritto il Cantico delle Creature in volgare umbro, gettando le basi della nostra stessa lingua italiana. Egli incarna l'anima più bella, accogliente e poetica del nostro popolo.

Un pensiero per te, figlio mio:Spesso pensiamo che per cambiare il mondo servano grandi poteri o immense ricchezze. Francesco ci dimostra che la vera rivoluzione parte dal silenzio del proprio cuore, dalla capacità di farsi piccoli per lasciare che Dio faccia cose grandi in noi. Chiediti oggi: "Qual è la piccola parte della mia vita che posso riparare con l'amore?"

Spero che queste mie parole abbiano acceso una scintilla nel tuo cuore. C'è così tanto altro da scoprire su questo gigante della fede! Dimmi, cosa desideri approfondire ora?




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