Proverbi del nonno: Proverbi e saggezza di Ottobre

Buonasera a te, caro giovanotto! Prendi quella sedia di paglia vicino al camino spento, che l'aria di stasera inizia a farsi frizzantina. Ti ho versato un bicchierino di vin santo e un paio di cantucci fatti in casa per scaldarti la pancia!
Guarda un po' la mia scrivania: ho appena girato la pagina del calendario! Dopo la vendemmia di settembre, eccoci arrivati a ottobre.
Ah, ottobre! Che mese meraviglioso e malinconico al punto giusto. Per me è il mese dei colori caldi, delle foglie che diventano rosse e dorate, del profumo di caldarroste nell'aria e, soprattutto, dell'odore penetrante delle cantine dove il mosto borbotta piano piano per diventare vino buono. Ai miei tempi, ottobre era il mese del ringraziamento per i frutti della terra e dei preparativi per l'inverno.
Visto che sei venuto a trovarmi per fare due chiacchiere, ho spolverato dalla mia memoria un paio di chicche di una volta. Mettiti comodo e ascolta qui cosa dicevano i nostri vecchi!
1. Per San Crispino, la neve sul monte e il mosto nel tino.
Cosa significa: Indica che verso la fine di ottobre (il 25 ottobre, giorno di San Crispino) il tempo cambia decisamente: sulle cime più alte delle montagne comincia ad apparire la prima neve, mentre nelle cantine l'uva vendemmiata ha finito la sua fermentazione principale ed è ormai mosto pronto a trasformarsi in vino.
L'origine: Nasce dall'osservazione delle prime avvisaglie del freddo invernale da parte delle comunità contadine. San Crispino, che tra l'altro era il protettore dei calzolai, serviva da punto di riferimento sul calendario: era il momento in cui si capiva che l'autunno faceva sul serio e bisognava tirare fuori gli scarponi pesanti prima che il gelo scendesse a valle.
La variante regionale: In Veneto, dove la cultura della vigna è sacra, si dice spesso: “De San Crispìn, la neve sul monte e la spina nel botìn” (A San Crispino, la neve sul monte e la spina inserita nella botte). Un modo schietto per dire che era ora di assaggiare il primo vino!
2. Ottobre: vino e cantina, da sera a mattina.
Cosa significa: A ottobre il lavoro principale dei contadini si sposta dai campi aperti al chiuso delle cantine. È un invito a prendersi cura del vino nuovo, a travasarlo, controllarlo e, naturalmente, a fare un po' di allegra compagnia degustandolo in lieta brigata!
L'origine: Quando la vendemmia finiva, per i contadini cominciava un periodo di gran fermento ma anche di meritata festa. La cantina diventava il vero centro della vita sociale del paese: ci si riuniva lì la sera per scambiare due chiacchiere al riparo dalla prima nebbia, cantare e brindare all'annata appena conclusa.
La variante regionale: In Toscana, con la tipica ironia della mia terra, diciamo sempre: “Ottobre piovoso, campo fruttuoso, e il vignaiolo va canticchiando contento al tinello”. Perché quando ottobre fa il suo dovere con le piogge giuste, anche il cuore del contadino si allegra.
Una piccola curiosità per te...
Sapevi perché la famosa espressione "Ottobrata" significa fare una scampagnata allegra o godersi una bella giornata di sole autunnale?
Viene direttamente dalle Ottobrate Romane dell'Ottocento! Ai tempi dei miei nonni, quando finiva la vendemmia di ottobre, le famiglie romane salivano sui carretti addobbati a festa e andavano nei vigneti fuori porta (verso i Castelli Romani o Testaccio) per festeggiare. Si ballava il saltarello, si mangiavano porchetta e castagne e si beveva il vino nuovo fino a tarda sera. Oggi usiamo la parola "ottobrata" per indicare quelle meravigliose e calde giornate di sole che ottobre ci regala prima dell'inverno!
La pillola di saggezza del nonno: > "Se ottobre è caldo e bello, la vendemmia è un gioiello; ma se ottobrettho fa i capricci, scappa l'uva e restan i ricci!" (Significa che il clima di ottobre determina la bontà delle ultime raccolte: se fa bello, il vino sarà eccellente; se invece rinfresca troppo presto, ci dovremo accontentare di scaldarci le mani con le castagne!)
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