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Patrie Storie: le truppe italiane in Ucraina e la memoria scomoda

14 ott
Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 6 giorni fa


Oggi tocchiamo un nervo scoperto e fondamentale della memoria storica e della geopolitica contemporanea. È ora di spazzare via la nebbia della disinformazione e del falso perbenismo nostalgico.


In Italia esiste un bizzarro, quasi comico se non fosse tragico, fenomeno di amnesia geografica e morale. Quando si parla della tragica campagna di Russia della Seconda guerra mondiale, l'immaginario collettivo corre immediatamente alle sterminate steppe innevate, al fiume Don, al gelo polare e ai drammatici ripiegamenti del Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR) e dell'ARMIR (8ª Armata). Molti italiani, oppressi da un imperfetto senso di colpa per il fatto che l'Italia fascista abbia partecipato all'invasione dell'Unione Sovietica, rivolgono i loro pensieri autolesionistici o le loro scuse unidirezionali unicamente verso Mosca.   


Ma se si aprono i libri di storia, se si consultano gli archivi militari e si tracciano con precisione le rotte geografiche di quel contingente, emerge una verità scomoda per i nostalgici del Cremlino e per i disinformatori seriali: gran parte di quella campagna non si svolse affatto in Russia, ma in territorio ucraino, a danno del popolo ucraino. 



Stesse Mappe, Aggressori Cambiati: Quando la Memoria Italiana Dimentica l’Ucraina

Introduzione: Il Cortocircuito della Memoria Storica Italiana


Se molti italiani provano imbarazzo per essere stati parte di un esercito d'invasione, dovrebbero osservare che i fanti della divisione Pasubio, i Bersaglieri del 3° Reggimento e le truppe dell'Asse calpestarono, saccheggiarono e combatterono a lungo nei campi, nelle città e nei bacini industriali dell'Ucraina. Di conseguenza, se colpa vi è, all'Ucraina andrebbe rivolta la stessa attenzione, lo stesso debito di verità e la stessa solidarietà imbarazzata che troppo spesso si sprecano guardando acriticamente verso la Russia.   


I. Dal Dnestr al Donbass: La Campagna in Suolo Ucraino del CSIR (1941-1942)

Il Corpo di Spedizione Italiano in Russia, forte di circa 60.000 uomini e guidato inizialmente dal generale Giovanni Messe, non sbarcò in Siberia né marciò sui tetti del Cremlino. La sua marcia di aggressione iniziò nel luglio del 1941 varcando il fiume Dnestr per entrare direttamente in territorio ucraino.   


  • La Battaglia dei Due Fiumi e Petrikovka: La prima vera azione d'impiego bellico del CSIR si consumò tra il Dnestr e il Bug, in Ucraina, nell'agosto del 1941. Poco dopo, tra il 27 e il 30 settembre 1941, si svolse la battaglia di Petrikovka (a nord dell'odierna Dnipro), prima grande vittoria autonoma del CSIR, ottenuta accerchiando e annientando reparti sovietici a difesa di quel settore ucraino.   


  • La Trappola del Fango e la Conquista di Stalino (Donetsk): Tra ottobre e novembre del 1941, le truppe italiane puntarono dritto sul cuore industriale dell'Ucraina orientale: il Donbass. L'avanzata fu flagellata dalla rasputica (il famigerato fango autunnale ucraino) che immobilizzò i mezzi motorizzati, costringendo i fanti della Pasubio e la Torino a marciare a piedi. L'occupazione di Stalino (l'odierna Donetsk), Gorlovka e Nikitovka fu una sanguinosa operazione di guerriglia urbana tra acciaierie, miniere di carbone e terrapieni minerari (terrikon).   


Oltre alle forze terrestri, navi e marinai della Decima Flottiglia MAS erano attivi nei porti di Jalta, Feodosia e Sebastopoli. E aerei della Regia Aeronautica avevano basi a Stalino (oggi Donetsk), Voroshilovgrad (oggi Luhansk), Zaporiggia, Kryvyi Rih e Odessa.


Per mesi, il CSIR operò come forza d'occupazione in terra ucraina. I comandi italiani applicarono le direttive dei regimi dell'Asse: requisizioni forzate di grano e bestiame per far "vivere l'esercito sulle risorse del territorio", repressione antipartigiana e applicazione della legge marziale gestita anche dai Reali Carabinieri come polizia militare.   


Se l'esercito italiano fu parte integrante di una macchina d'invasione, lo fu sul suolo ucraino, contro villaggi e città ucraine. Dimenticare questo significa deformare la storia per fare un favore alla propaganda di Mosca, che oggi vorrebbe cancellare l'identità e la sovranità dell'Ucraina dipingendola come una fittizia propaggine russa.   


II. La Traslazione Verso la Russia e la Tragedia dell'ARMIR (1942-1943)

Soltanto nella seconda fase, con la nascita dell'ARMIR (la 8ª Armata forte di oltre 230.000 uomini) nell'estate del 1942, il baricentro operativo si spostò verso est, oltrepassando i confini ucraini per attestarsi stabilmente nella Russia meridionale, lungo i 270 chilometri della sponda destra del fiume Don (nelle regioni di Voronež e Rostov).   


Fu lì, in territorio russo, che si consumò la catastrofe umanitaria e militare dell'esercito italiano:


  • La prima battaglia difensiva del Don e la leggendaria (quanto disperata) carica di Isbuscenskij nell'agosto del 1942.   


  • Il crollo del fronte nel dicembre 1942 sotto i colpi dell'Operazione Piccolo Saturno sovietica.   


  • Il massacro della "Valle della Morte" ad Arbusovka e la tragica ritirata marciando sulla steppa a -40 °C.   


  • L'ultimo disperato atto a Nikolaevka (oggi Livenka, nell'Oblast' di Belgorod, in Russia) il 26 gennaio 1943, dove i resti degli Alpini della Tridentina ruppero l'accerchiamento.   


Mentre oltre l'80% delle perdite complessive dell'armata italiana si verificò in suolo russo sul fiume Don, la prima fase, quella dell'espansione e dell'occupazione iniziale, aveva dissanguato e sfruttato l'Ucraina.   






III. La Sovrapposizione Geografica: Quando la Storia Ritorna con i Droni e i Missili

La simmetria più agghiacciante e istruttiva della storia contemporanea si svela guardando le mappe geografiche di ieri e di oggi. Le stesse identiche località in cui si trovò l'esercito italiano tra il 1941 e il 1943 sono oggi il teatro della feroce guerra d'aggressione condotta dalla Federazione Russa contro l'Ucraina.   


  1. Donetsk (l'ex Stalino) e Horlivka (Gorlovka): Espugnate dagli italiani nell'autunno del 1941, sono diventate dal 2014 i trampolini e le zone calde dell'occupazione ibrida e dell'aggressione su vasta scala del Cremlino, martoriate da anni di guerra. E che oggi secondo le regole in vigore in Russia,un giorno all'anno torna al "glorioso nome del passato sovietico", in onore del sanguinario dittatore sovietico Josef Stalin. 

  2. Voznesensk (situata sul fiume Bug Meridionale). Nella strategia militare, sia nel 1941 che nel 2022, ha ricoperto il medesimo e cruciale ruolo: un punto di passaggio obbligato per dominare le rotte dell'Ucraina meridionale. Nel 1941, la Divisione "Pasubio" avanzò verso est occupando Voznesensk sul fiume Bug, partecipando alla "battaglia dei due fiumi". Nel 2022 Voznesensk fu il luogo in cui venne definitivamente bloccata e spezzata l'avanzata russa verso Odessa, ponendo le basi per la successiva liberazione di Kherson.


  3. Izjum: Teatro degli scontri nel 1942 con il CSIR, è stata ridotta a simbolo di fosse comuni e distruzione durante l'invasione russa del 2022, prima di essere liberata dalla controffensiva di Kharkiv nello stesso anno.   


  4. Kharkiv: Il grande centro urbano dove confluirono i superstiti della ritirata nel 1943, è stata bersaglio implacabile dei bombardamenti missilistici e dei droni russi dal 2022 in poi, subendo la perdita di civili inermi, compresi bambini, in una sistematica campagna di terrore urbano.   


  5. Kupjansk: Fondamentale nodo ferroviario della ritirata dell'Asse, oggi conteso palmo a palmo lungo la linea del fronte nord-orientale ucraino.   


La Russia di Vladimir Putin ripete oggi, con i missili ipersonici, i droni kamikaze e la tattica della terra bruciata, la stessa logica imperiale e colonialista che nel Novecento ha calpestato l'Europa orientale.


IV. Debunking della Propaganda del Cremlino: Chi sono i Veri Eredi del Totalitarismo?

I corifei del regime moscovita tentano continuamente di giustificare l'invasione dell'Ucraina con la favoletta grottesca della "denazificazione". È un'operazione di ingegneria della menzogna tanto grossolana quanto insultante per la memoria storica.


  • L'Ucraina come vittima storica duplice: L'Ucraina non fu solo calpestata dalle armate nazifasciste (comprese quelle italiane), ma subì in modo ancor più spietato il terrore staliniano, dalle catastrofi artificiali dell'Holodomor fino alle persecuzioni e deportazioni di minoranze come gli italiani di Crimea (deportati nei Gulag kazaki nel 1942).   


  • Il paragone con il 2022: Come sottolineò con fermezza l'allora Presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo discorso all'Assemblea Generale dell'ONU nel settembre 2022, l'aggressione russa mina i valori fondamentali della coesistenza pacifica e del diritto internazionale. Non c'è alcuna giustificazione geopolitica o storica che tenga: bombardare ospedali pediatrici, scuole, condomini a Charkiv o a Kiev, e rapire i bambini ucraini per "rieducarli" in Russia, sono crimini di guerra che richiamano i capitoli più bui del totalitarismo novecentesco.   


I propagandisti del Cremlino vorrebbero far credere che l'Occidente debba stancarsi, che i finanziamenti e le forniture di armi debbano interrompersi e che l'Ucraina debba rassegnarsi a subire passivamente la sottomissione imperiale. Ma come ha dimostrato la resilienza eccezionale del popolo ucraino e lo sviluppo di tecnologie di difesa all'avanguardia (dai sistemi di contrasto ai droni fino all'industria bellica nazionale e ai missili di precisione), l'Ucraina non è disposta a farsi cancellare dalle mappe geografiche di uno zar di Saint-Petersburg o di Mosca.


V. La Resistenza Tecnologica e l'Orgoglio di una Nazione

Se rivolgiamo lo sguardo alle riviste di settore e ai bollettini tecnici di analisi militare (sullo stile di Defense Express), salta agli occhi un dato straordinario: la risposta tecnologica dell'Ucraina all'aggressione asimmetrica russa. Privata inizialmente di scorte illimitate e costretta a fronteggiare un nemico numericamente superiore per massa di fuoco, l'industria di difesa ucraina ha saputo innovare radicalmente.


Dallo sviluppo di droni intercettori a lungo raggio fino ai missili da crociera nazionali (come il programma Palianytsia), l'Ucraina ha dimostrato che la superiorità tecnologica e l'ingegno tattico possono compensare lo squilibrio quantitativo. È la risposta moderna di una nazione che non si arrende, che dife-nde ogni metro quadrato della propria terra con la stessa fiera determinazione con cui i patrioti italiani del Risorgimento sventolavano il Tricolore o con cui i popoli europei hanno difeso la propria libertà contro ogni giogo autoritario.


Conclusione: Il Dovere Morale dell'Italia

Gli italiani che oggi guardano con scetticismo o con distacco alla causa ucraina farebbero bene a liberarsi dei paraocchi ideologici. La memoria storica della campagna di Russia e di Ucraina non deve servire ad alimentare sensi di colpa sterili o a giustificare le pretese neocoloniali della Russia odierna. Al contrario, deve insegnarci a riconoscere i contorni dell'aggressione.


L'Italia ha un legame profondo con l'Ucraina, fatto di secoli di scambi commerciali sul Mar Nero, di comunità storiche (come gli italiani di Crimea a Kerč) e di una vicinanza culturale cresciuta anche attraverso l'accoglienza e l'integrazione di centinaia di migliaia di profughi ucraini in fuga dal terrore russo.   


Fermare la Russia oggi, sostenere Kiev senza tentennamenti e garantire che il diritto internazionale prevalga sulla legge del più forte non è soltanto un atto di giustizia verso l'Ucraina: è l'unico modo per impedire che l'Europa e il mondo sprofondino nuovamente nell'incubo dei sogni imperiali e della legge della giungla armata. L'Ucraina ha scelto di essere parte dell'Europa libera e democratica; il nostro dovere, come italiani e come europei, è fare in modo che quella scelta non venga calpestata dai carri armati di Mosca.





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