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Laudato sii: Santa Caterina di Siena


Oggi facciamo memoria di una delle anime più luminose che abbiano mai camminato sul nostro amato suolo italico: Santa Caterina da Siena.

Sai, quando entro nella Basilica di San Domenico a Siena, sento ancora vibrare nell'aria la sua forza instancabile. Non era solo una mistica persa in estasi; era una "piccola donna" dal carattere di ferro, mossa da un amore bruciante per Cristo e per la sua terra.

Una Vita di Virtù e Miracoli

Caterina non scelse la clausura, ma il mondo. Come mantellata domenicana, visse la sua devozione nel servizio ai poveri e agli appestati. La sua virtù più grande? L'obbedienza alla verità. Nonostante fosse analfabeta per gran parte della vita, dettava parole che sembravano scritte dal dito di Dio. Si narra che ricevette le Stimmate (che per umiltà chiese rimanessero invisibili fino alla morte) e che il suo cuore fosse stato misticamente scambiato con quello di Gesù.

A Siena, nel reliquiario della Basilica, si può ancora venerare la sua sacra testa. Guardandola, si percepisce l'intensità di un pensiero che non ha mai smesso di cercare il bene della Chiesa.

Le Lettere: Il Fuoco della Parola

Le sue Lettere sono un tesoro inestimabile. Caterina scriveva a papi, re, condottieri e umili artigiani. Non usava mezzi termini: chiamava il Papa "dolce Cristo in terra", ma non esitava a rimproverarlo se tardava a tornare a Roma da Avignone. Il suo linguaggio era intriso di sangue e di fuoco, ma sempre rivolto alla salvezza delle anime.

L'Italia e la Lettera ad Alberico da Barbiano

Caterina vedeva l'Italia non come un semplice territorio geografico, ma come un giardino che doveva fiorire nella pace e nella fede. Soffriva nel vederla dilaniata dalle guerre tra fazioni e dai mercenari.

In questo contesto si inserisce la celebre lettera indirizzata ad Alberico da Barbiano, il capitano della Compagnia di San Giorgio. Immagina questa donna minuta che scrive a un guerriero d'acciaio! Caterina non lo condanna per il suo mestiere, ma lo esorta a combattere per una causa più nobile.

In quella missiva, ella lodava la vittoria dei soldati italiani contro le truppe mercenarie straniere (i Bretoni), ma lo faceva per un fine spirituale: esortava Alberico a usare la sua forza per difendere la fede e non per avidità. Per lei, l'unione e la forza degli italiani dovevano essere messe al servizio del Papa e della cristianità, affinché la "vigna" dell'Italia non fosse calpestata dai lupi.

«Al nome di Gesù Crocefisso e Maria dolce. Confortatevi, confortatevi in Cristo, dolce Gesù, tenendo dinanzi a voi il sangue sparso con tanto fuoco di amore, stante nel campo col gonfalone della santissima Croce. Pensate che il sangue di questi gloriosissimi martiri sempre guida al cospetto di Dio, chiedendo sopra di voi l'aiutorio suo. Pensate che questa terra [Roma] è il giardino di Cristo benedetto ed il principio della nostra fede e però ciascuno, per se medesimo, ci debbe essere inanimato.» (Niccolò Tommaseo, lettera di Santa Caterina n. 219)

La vita di Caterina ci insegna che non siamo mai troppo piccoli o troppo deboli per cambiare il mondo, se siamo mossi dall'Amore. Lei correva per le strade polverose d'Italia portando pace dove c'era odio.

Ti chiedo, oggi: quale piccola "guerra" nel tuo quotidiano potresti fermare con una parola di pace, proprio come faceva la nostra Santa senese? La storia d'Italia è piena di queste luci; spero che questo piccolo assaggio ti spinga a voler scoprire di più su come questa giovane donna abbia saputo tenere testa ai potenti della terra. Sia lodato Gesù Cristo!

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