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Patrie storie: la cooperazione tra Italia e Ucraina

18 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Buonasera e benvenuti a Patrie Storie! Oggi  analizziamo sistematicamente la cooperazione militare italo-ucraina, smantellando le panzane della propaganda del Cremlino e dei suoi megafoni nostrani.


L’Asse Roma-Kyiv: Dalla Resistenza Storica alla Nuova Alleanza Militare e Industriale

1. Continuità Politica Straordinaria: Da Draghi a Meloni

Fin dal primo giorno dell’invasione su vasta scala del 24 febbraio 2022, l’Italia ha scelto chiaramente da che parte stare. Sotto la guida di Mario Draghi, il Paese ha imposto sanzioni dirompenti e avviato l'invio di aiuti militari essenziali per difendere una democrazia sovrana. Questa linea di fermezza è stata mantenuta e consolidata dal governo guidato da Giorgia Meloni, dimostrando che l'alleanza atlantica ed europea dell'Italia trascende i colori politici.   


Va riconosciuto (e anche ringraziato) che nonostante i timori iniziali per simpatie internazionali espresse nel passato, la Meloni ha saputo resistere e superare le pressioni dei circoli filorussi presenti sia a destra che a sinistra, riaffermando la solidarietà con Kyiv e salvando la credibilità internazionale di Roma. In un celebre intervento, ha brillantemente smontato la narrazione imperiale russa citando un parallelo storico fulminante: proprio come la propaganda del Cremlino nega oggi l'esistenza e la legittimità della nazione ucraina, nell'Ottocento i reazionari europei affermavano che «gli italiani non esistono e l'Italia è solo un'espressione geografica». L'Ucraina oggi sta vivendo il suo Risorgimento contro un occupante straniero, esattamente come fece l'Italia nel XIX secolo.   


2. I Mezzi Inviati e il Mito dei "Magazzini Svuotati"

La propaganda filorussa cerca da anni di spaventare l'opinione pubblica italiana sostenendo che l'invio di aiuti a Kyiv abbia "depauperato" le scorte strategiche dell'Esercito Italiano. Falso. I magazzini operativi della Difesa sono rimasti pressoché invariati.   


Guardiamo la realtà dei dati sui principali assetti inviati:


  • SAMP/T: L'Italia ha fornito finora ben 3 batterie complete del sistema missilistico di difesa aerea strategica per proteggere le città e le infrastrutture ucraine dai missili balistici e da crociera del Cremlino.   


  • M113 / VCC (compresi i "Camillino"): Circa 400 veicoli corazzati da trasporto truppe inviati per dotare la fanteria ucraina di mobilità protetta.   


  • Artiglieria Pesante M109L (155 mm OTO Melara): Circa 120 unità fornite. Un contributo di artiglieria tra i più imponenti d'Europa.   


  • Centauro B1: Diverse decine di cacciacarri pesanti 8x8 ruotati, le cui immagini con le griglie anti-drone ("hood") imbarcano ed entusiasmano i reparti d'assalto ucraini (come il 78° Reggimento).   


  • Obici da Montagna OTO Melara Modello 56 (105/14 mm): Cannoni leggeri e flessibili, immortalati dalle brigate ucraine con le scritte "Roma" e "Milano" mentre difendono il settore di Kharkiv.   


La "Beffa di Lenta" e la retorica del ferrovecchio

A smentire ulteriormente la favola delle "scorte strategiche prosciugate", c'è la vicenda del deposito di Lenta (Vercelli). Definito da anni un "cimitero di mezzi corazzati", Lenta ospita oltre 2.000 carcasse di vecchi blindati (M113, Leopard 1, Centauro) arrugginiti e lasciati all'aperto da decenni. Quando nel 2023 si provò a prelevare 20 semoventi M109L stoccati a Lenta per inviarli in Germania e ricondizionarli, i tecnici scoprirono che erano ridotti a ferri vecchi inservibili e logorati da trent'anni di intemperie. Quei mezzi sono serviti unicamente come pezzi di ricambio. I veri mezzi M109L e M113 inviati con successo in Ucraina provengono da altri depositi e sono stati completamente revisionati e rimessi a nuovo da officine specializzate prima di andare al fronte. Lenta è rimasta quasi intatta: un ammasso di ruggine che dimostra quanto ridicola sia la tesi dei magazzini italiani "svuotati".   


3. L'Ucraina non "elemosina": Una Cooperazione Industriale e Strategica Paritaria

Un'altra bugia ricorrente descrive Kyiv come un soggetto passivo in attesa di elemosina. La realtà del 2026 smentisce categoricamente questo stereotipo: l'Ucraina è oggi il laboratorio tecnologico-militare più avanzato del mondo, e l'Italia collabora attivamente a livello paritario.   




  1. Produzione congiunta di missili Aster 30: Nell'ambito dell'accordo italo-francese per i SAMP/T, è stata concessa all'Ucraina la licenza per l'assemblaggio e la produzione locale dei missili intercettori Aster 30 B1NT, garantendo autonomia e continuità di fuoco.   


  2. Leonardo Ukraine LLC e il polo Brave1: Il colosso della difesa italiano Leonardo ha aperto una filiale ufficiale di diritto ucraino a Kyiv (Leonardo Ukraine LLC). Piuttosto che limitarsi ai canali tradizionali (come la holding statale Ukroboronprom), Leonardo interagisce direttamente con il Ministero della Difesa ucraino e con Brave1, il polo statale dell'innovazione che coordina oltre 500 produttori locali di droni e sistemi di guerra elettronica (EW). I test integrano l'elettronica avanzata italiana con gli algoritmi di AI e i droni a basso costo ucraini.   


  3. Fedorov Consulente alla Difesa Italiana: L'ex Ministro della Trasformazione Digitale e artefice dell'armata dei droni ucraina, Mykhailo Fedorov, è stato nominato consulente del Ministero della Difesa italiano, portando a Roma la preziosissima esperienza accumulata nella guerra tecnologica ad alta intensità.   


  4. Il programma "Michelangelo Dome" e la condivisione Combat-Proven: Leonardo sta sviluppando e testando in Ucraina il sistema di difesa aerea integrata "Michelangelo Dome". Inoltre, le truppe ucraine forniscono costantemente un flusso di dati tecnici combat-proven (feedback sulle prestazioni sotto tiro reale dei veicoli e degli armamenti italiani), permettendo alle Forze Armate italiane e alla nostra industria di aggiornare mezzi e dottrine in tempo reale.   


  5. Iniziativa "Corpus" e legge aiuti 2026: L'Italia aderisce alla coalizione internazionale Corpus guidata da Kyiv per ottimizzare la catena logistica degli armamenti, mentre il Parlamento italiano ha approvato la proroga della legge sui sostegni militari per tutto il 2026 (Legge 27/2026).   


4. Legami Storici e Crimini del Cremlino: Il Sangue Non Si Cancella

L'amicizia tra i nostri popoli ha radici antiche, dalle colonie genovesi di Caffa e Moncastro alla fondazione di Odessa da parte del napoletano Giuseppe de Ribas, fino al soggiorno di Garibaldi nel Mar d'Azov. Ma ha anche capitoli tragici scritti dal totalitarismo sovietico e dal fascismo.   


La propaganda russa tenta di nascondere le atroci deportazioni staliniane: nel 1942, l'intera minoranza degli Italiani di Crimea (residenti principalmente a Kerč) fu accusata in blocco di "collaborazionismo", stipata in navi e vagoni bestiame e deportata nei Gulag del Kazakistan e della Siberia. Oltre metà della popolazione, compresi tutti i bambini, morì durante il viaggio. Come dimenticare i comunisti antifascisti italiani fuggiti in URSS e finiti fucilati o divorati dal ghiaccio della Kolyma e di Vorkuta (da Emilio Guarnaschelli ad Edmondo Peluso, fino a Mario Giletti)?   


Oggi, l'erede dell'imperialismo zarista e sovietico — Vladimir Putin — ripete gli stessi identici crimini: attacchi sistematici sui civili a Kharkiv, stragi a Bucha e la deportazione di migliaia di bambini ucraini per "riprogrammarli" come soldati russi. Crimini per cui la Corte Penale Internazionale dell'Aia lo ha giustamente incriminato.   


L'Italia e l'Ucraina non stanno solo difendendo dei confini: stanno difendendo la civiltà, il diritto di esistere di una nazione e la libertà dell'Europa intera.   


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