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Patrie storie: l'Italia a Monaco. Non di nuovo con l'Ucraina

2 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min



Buonasera e Slava Ukraini!


Buona sera e benvenuti a Patrie Storie. Oggi affrontiamo le narrazioni rinunciatarie e gli argomenti d'accetta dell'appeasement contemporaneo riguardo alla pace ad ogni costo avanzata da molti "stanchi di guerra" tra cui diversi esponenti politici italiani simbolo del "biputinismo perfetto" che inquina la politica italiana sia a destra che a sinistra.


Così come Mussolini venne acclamato come "salvatore della pace", parecchi politici sembrano convinti di poter "fermare la guerra con due telefonate". Iniziamo a smontare le "voci della resa" e la disinformazione del Cremlino per capire come questa illusione sia fasulla oggi quanto lo era ieri.   


L'Illusione del "Salvatore della Pace": Da Monaco 1938 alla Trappola del Donbass


Nel settembre del 1938, le prime pagine dei quotidiani italiani ed europei acclamavano Benito Mussolini come il “salvatore della pace”. Rientrato dalla Conferenza di Monaco dopo aver finto di mediare un accordo tra Hitler, Chamberlain e Daladier, il Duce fu festeggiato da folle entusiaste che vedevano allontanato il fantasma di un nuovo conflitto generale. La ricetta era apparentemente semplice ed economica: sacrificare la Cecoslovacchia. Cedere i Sudeti al dittatore di Berlino in cambio della promessa che le sue ambizioni territoriali si sarebbero fermate lì.   


A distanza di quasi un secolo, le eco di quella tregua d'accetta rimbombano negli studi televisivi e nei dibattiti politici europei, ed in particolare in Italia. Oggi, presunti analisti "realisti" e politici di varie estrazioni ci propongono la medesima illusione: interrompere il sostegno militare a Kyiv e costringere l'Ucraina a cedere la "Cintura delle Fortezze" del Donbass per "congelare" il fronte e "comprare la pace".   


Ma la storia non si ripete a caso: punisce chi non ne studia le lezioni. Confrontare la postura di Mussolini a Monaco con il disfattismo filorusso di oggi permette di smontare, pezzo per pezzo, le narrazioni propagandistiche che mascherano la codardia sotto la veste del "realismo geopolitico".   


1. Il Bluff della Mediazione: Mussolini, i "Pacificatori" e il Ricatto Nucleare

La storiografia moderna ha dimostrato senza ombra di dubbio che la "mediazione" di Mussolini a Monaco fu un totale bluff diplomatico. Il piano di pace che il Duce presentò a britannici e francesi era stato scritto la sera prima a Berlino dai vertici nazisti, tradotto in fretta e consegnato a Mussolini in treno (come successo con alcune bozze tradotte in inglese che portavano parole che solo in cirilico avrebbero qualche senso). Il regime fascista non agiva da arbitro neutrale, ma da cassa di risonanza dell'aggressore, mossa dalla consapevolezza della propria impreparazione militare e dalla necessità di camuffare la propria subordinazione alla Germania.   


Oggi assistiamo a una sceneggiatura analoga. I sostenitori europei dell'appeasement verso Vladimir Putin — che spesso citano il timore dell'escalation nucleare o il logoramento industriale — finiscono per fare esattamente il gioco della guerra psicologica del Cremlino.   


Il meccanismo della trappola: Se una potenza nucleare impara che la semplice minaccia di un'escalation o l'evocazione del "tabù atomico" garantisce l'impunità per invasioni convenzionali e il diritto di smembrare nazioni sovrane, il principio della deterrenza si ribalta completamente. Non serve più a prevenire la guerra, ma a proteggere l'aggressore mentre divora la sua preda.   

Quando politici o analisti nostrani difendono le concessioni territoriali affermando di "voler evitare la Terza Guerra Mondiale", non fanno altro che tradurre in italiano il copione scritto al Cremlino. La propaganda russa non cerca di convincere l'Occidente della bontà delle proprie azioni, ma punta a instillarvi il senso di inevitabilità della sconfitta, cogliendo la stanchezza di un'opinione pubblica le cui case e famiglie, a differenza di quelle ucraine, non sono martoriate quotidianamente dalle bombe.   


2. La Morte del Bastione: la Cessione dei Sudeti e la Distruzione della "Fortress Belt"

L'argomento più insidioso dell'appeasement riguarda la presunta "ragionevolezza" delle concessioni territoriali. "In fondo, il Donbass è conteso", recita il ritornello propagandistico. Ma cedere territorio non significa tracciare una linea sulla mappa con una matita; significa smantellare l'architettura di difesa di una nazione.   


Nel settembre 1938, la pressione anglo-francese costrinse la Cecoslovacchia a cedere la regione dei Sudeti. Militarmente, fu un suicidio assistito:   


  • I Sudeti ospitavano il sistema di fortificazioni di frontiera più moderno e capillare d'Europa, oltre a costituire una barriera naturale montuosa.   


  • Privata della sua armatura, la Cecoslovacchia divenne una preda indifesa. Nel marzo del 1939, appena sei mesi dopo Monaco, la Wehrmacht marciò su Praga senza incontrare alcuna resistenza, smembrando il Paese.   


Ora si pretenderebbe di applicare la stessa condanna all'Ucraina. Il Donbass occidentale che Kyiv difende valorosamente non è un semplice tratto di terra; è la "Cintura delle Fortezze" (Fortress Belt) — un complesso bastione urbano e logistico incentrato su Slovyansk, Kramatorsk, Druzhkivka e Kostyantynivka, edificato e fortificato in oltre un decennio di conflitto.   



Se l'Ucraina venisse costretta a cedere queste posizioni per compiacere i "pacifisti" occidentali:   


  1. Perderebbe ogni difesa naturale e ingegneristica: Le regioni retrostanti di Dnipropetrovsk e Kharkiv presentano un terreno pianeggiante, privo di barriere, ideale per le manovre d'attacco corazzate russe.   


  2. I forti verrebbero usati contro Kyiv: Esattamente come accaduto nel 1939 con le trincee e i bunker cecoslovacchi assorbiti dalla Wehrmacht, la Russia erediterebbe una linea impenetrabile per riorganizzare le proprie forze, proteggere la propria logistica e preparare il balzo definitivo verso il centro dell'Ucraina non appena ripristinata la propria capacità offensiva.   


3. L'Illusione del "Tempo Guadagnato" e il Crollo della Francia

I difensori dell'appeasement avanzano spesso la tesi secondo cui la tregua del 1938 servì agli Alleati per "comprarsi tempo" e prepararsi alla guerra. Se questo fu parzialmente vero per la Gran Bretagna (che accelerò la produzione dei caccia e la costruzione dei radar), per la Francia fu una catastrofe assoluta.   


Sotto la spinta di un dilagante pacifismo e di una paralisi politica sia a sinistra (con l'applicazione rigida delle 40 ore lavorative che bloccò le fabbriche d'armi) sia a destra (dominata dal mito difensivista della Linea Maginot e dallo slogan sovversivo "Meglio Hitler che Blum"), la Francia non usò quell'anno di tregua per modernizzare il proprio esercito.  Se Neville Chamberlain era convinto di aver assicurato la "pace nel nostro tempo" il primo ministro francese Édouard Daladier al suo rientro da Monaco, guardando la folla festante che lo acclamava per aver "salvato la pace", sussurrò amareggiato al suo collaboratore: "Ah, gli imbecilli, se solo sapessero per cosa esultano".


Ancor più grave, la capitolazione della Cecoslovacchia spostò brutalmente l'equilibrio industriale a favore dell'aggressore:   


  • Il Terzo Reich assorbì l'immenso parco industriale ceco, in particolare le storiche fabbriche Škoda.   


  • Quando nel maggio 1940 le divisioni corazzate tedesche travolsero la Francia, circa un terzo dei carri armati della Wehrmacht era di produzione cecoslovacca.   


Sacrificare un alleato solido e industrializzato non evitò la guerra alla Francia; ne decretò il crollo fulmineo in sole sei settimane, lasciando il Regno Unito isolato in una resistenza disperata.   


4. Il Moltiplicatore di Forza: Perché una Capitolazione Ucraina Sarebbe Peggiore del 1938

Se l'assorbimento dell'industria ceca potenziò la Germania nazista, le conseguenze di un eventuale successo russo in Ucraina avrebbero contorni geostrategici esponenzialmente più gravi per l'Europa.   


  1. Il fattore umano e la mobilitazione forzata: La Russia ha già ampiamente dimostrato nei territori occupati del Donbass come tratta le popolazioni sottomesse: le arruola con la forza e le usa come "carne da cannone" in prima linea per individuare le posizioni nemiche. In ingegneria militare e strategica, assorbire l'Ucraina significherebbe per Mosca disporre di un serbatoio demografico immenso con cui minacciare i confini della NATO, risparmiando le reclute delle grandi città russe come Mosca e San Pietroburgo.   


  2. L'eredità industriale ed aerospaziale: Prima del 1991, il parco industriale ucraino rappresentava circa il 30% dell'intero apparato bellico-industriale sovietico. Dalle acciaierie ai cantieri navali di Mykolaiv, fino alle fabbriche di motori e missili, prendere il controllo di queste infrastrutture permetterebbe al Cremlino di completare la propria autarchia militare.   


  3. L'assimilazione della tecnologia d'avanguardia: L'Ucraina odierna ha sviluppato un ecosistema tecnologico difensivo unico al mondo, integrando sistemi di comando distribuiti, software di intelligenza artificiale per sciami di droni FPV e marittimi, e contromisure per la guerra elettronica. Se la Russia conquistasse con la forza questo know-how affinato sul campo, non solo potenzierebbe il suo proprio arsenale, ma anche trasferirebbe tali tecnologie all'asse eurasiatico (Iran, Corea del Nord, Cina), alterando in modo irreversibile la sicurezza globale.


Conclusioni: Nessuna Pace Senza Giustizia e Senza Firme

I legami storici tra Italia e Ucraina sono antichi e profondi: dalle colonie genovesi e veneziane sul Mar Nero agli immigrati italiani che a Kerč' commerciavano grano, fino alla figura di Giuseppe Garibaldi che proprio tra i marinai del Mar d'Azov si avvicinò ai理想 della Carboneria. Purtroppo, la storia condivide anche le ferite della memoria, come la tragica deportazione della minoranza italiana di Crimea nei Gulag staliniani nel 1942.   


Di fronte ai crimini documentati durante l'invasione — dalle fosse comuni di Bucha ai raid continui su scuole, ospedali e quartieri residenziali a Kharkiv —, invocare la resa di chi si difende non è un atto di pacifismo: è complicità morale e slancio di irresponsabilità geostrategica.   


La "pace ad ogni costo" regalò all'Europa la Seconda Guerra Mondiale, proprio come avvertì Churchill: "Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra". Difendere la sovranità dell'Ucraina, sostenere la sua produzione tecnologica e blindare la sua indipendenza non è solo un dovere morale: è l'unico modo reale per evitare che la storia ripeta i suoi capitoli più bui sulle nostre stesse frontiere.   




Ignorare l'aggredito è incoraggiare l'aggressore.  

"In passato dicevano che anche noi non esistevamo.

" NON GIRATE LE SPALLE ALL’ UCRAINA"

 
 
 

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