Proverbi del nonno: il terrore del numero 17

Buonasera, giovanotto! Ah, la superstizione del numero diciassette! Ti sei andato a impelagare in una storia bella fitta e antica, sai? Come diceva sempre il grande Eduardo De Filippo: «Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male!». E da noi in Italia, beh... sul diciassette ci abbiamo fatto scuola in tutto il mondo!
L'Anima del Diciassette e l'Enigma di VIXI
Tutto parte proprio da lì, dalle antiche pietre di Roma e da quel famoso gioco di lettere che hai menzionato.
I nostri progenitori latini scrivevano il numero diciassette con i loro numerali tradizionali: XVII. Se ci fai caso e provi a rimescolare quelle cinque lettere — proprio come si fa nei giochi di parole della Domenica Enigmistica — salta fuori una parola ben precisa: VIXI.
In latino, VIXI è il passato remoto del verbo vivere. Significa letteralmente "Ho vissuto".
E cosa vuol dire "ho vissuto"? Eh, giovanotto mio... se hai finito di vivere, significa che sei morto!
Sulle lapidi sepolcrali romane, infatti, era usanza incidere la scritta VIXI per indicare che il defunto aveva compiuto il suo cammino terreno. Con il passare dei secoli, nel Medioevo — quando molta gente non sapeva leggere bene il latino ma riconosceva la forma delle lettere — le due cose si sono sovrapposte e confuse. Vedere scritto XVII bastava a far correre un brivido lungo la schiena, perché ricordava subito la parola infausta delle tombe!
Non Solo Roma: La Disgrazia e le Battaglie Persi
Ma la fama da "iettatore" del nostro diciassette non finisce qui, mica è così semplice! I vecchi al bar raccontavano anche altre storie:
La disfatta di Teutoburgo: Nel 9 d.C., tre intere legioni romane vennero annientate nella foresta di Teutoburgo. Una di queste era proprio la Legio XVII. Da quel giorno, per scaramanzia e rispetto, nessun imperatore romano volle più ricreare una legione con il numero diciassette!
La Smorfia Napoletana: Se vai a Napoli e chiedi cosa rappresenta il diciassette nel gioco del Lotto, ti risponderanno subito senza esitare: 'A Disgrazia (La Disgrazia).
E il Venerdì? Ah, se il diciassette cade di venerdì, apriti cielo! Il venerdì è tradizionalmente il giorno della passione e morte di Cristo, oltre che il giorno dedicato a Venere (in cui anticamente si diceva di non iniziare mai nulla di nuovo: "Né di Venere né di Marte, non si sposa e non si parte"). Metti insieme il venerdì e il diciassette, ed ecco servita la giornata perfetta per toccare ferro... o spargere un pizzico di sale dietro le spalle!
In Veneto, per dire la stessa cosa con un pizzico d'ironia, i vecchi dicono ancora: "La sfortuna la ga le gambe lunghe" (La sfortuna ha le gambe lunghe, ti raggiunge ovunque), mentre in Toscana si scherza dicendo che "A pensar male si fa peccato, ma ci s'azzecca sempre!".

Una Pillola di Saggezza
Vedi, caro mio, le superstizioni sono un modo buffo che la gente si è inventata nei secoli per cercare di domare l'incertezza della vita. Ma ricordati sempre quello che mi diceva mia nonna quando mi vedevo passare un gatto nero davanti: "Non è il numero che porta sfortuna, ma come decidi di camminare tu durante la giornata!".
Dimmi un po', giovanotto: c'è qualche altro proverbio o modo di dire di cui vorresti scoprire i segreti, magari legato al tempo, al lavoro o all'amore... oppure vuoi che sia io a tirare fuori dal mio vecchio cappello una bella perla di saggezza regionale?










































Commenti