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Stilnovista: Machiavelli (non) era machiavellico


Spesso a scuola ce lo presentano come un uomo cinico, freddo, quasi un "cattivo da film" (pensa che in inglese l'espressione Old Nick è diventata persino un sinonimo del diavolo!). Ma la verità è che Niccolò era un uomo solare, ironico, un gran frequentatore di osterie che amava la vita, la politica attiva e la sua Firenze sopra ogni cosa. Il Principe non è un manuale di malvagità, ma il primo, straordinario tentativo di guardare la realtà per quella che è, inventando di fatto la scienza politica moderna.


L’equivoco del "Machiavellico": Come si costruisce un cattivo da film

Immagina di entrare in un teatro elisabettiano alla fine del Cinquecento. Il pubblico è in fermento, l'aria odora di birra e fumo, sul palco gli attori mettono in scena intrighi di corte sanguinosi, tradimenti efferati e delitti perpetrati dietro le quinte del potere. A un certo punto, un personaggio si volge verso il pubblico e, con un sorriso sinistro, confessa di agire ispirandosi ai precetti di un misterioso autore italiano. Nel giro di pochi decenni, nel mondo anglosassone e non solo, il nome di Niccolò Machiavelli subisce una metamorfosi surreale: diventa l'aggettivo "machiavellian", sinonimo di cinismo assoluto, spietatezza, manipolazione psicologica e assenza totale di scrupoli. Addirittura, nella lingua inglese popolare, il diavolo in persona viene ribattezzato "Old Nick", un riferimento neanche troppo velato al nome di battesimo del nostro fiorentino.

Ma come è potuta accadere una cosa del genere? Com'è possibile che un funzionario della Repubblica di Firenze, un uomo che ha speso la vita al servizio della sua comunità, sia stato trasformato nel suggeritore ufficiale di tutti i tiranni della terra?

La risposta sta in un enorme, colossale equivoco di lettura, alimentato dalla propaganda religiosa e politica dell'epoca. Quando Il Principe iniziò a circolare per l'Europa (prima in copie manoscritte e poi stampato nel 1532, cinque anni dopo la morte dell'autore), l'Europa stava per spaccarsi in due con la Riforma Protestante e le successive guerre di religione. In un clima del genere, un libro che osava analizzare la politica escludendo la morale cristiana e i dogmi della Chiesa non poteva che essere visto come l'opera del demonio.

Il colpo di grazia alla reputazione di Machiavelli arrivò nel 1576 da un ugonotto francese, Innocent Gentillet, che pubblicò un monumentale trattato (noto come Anti-Machiavel) in cui accusava Niccolò di essere l'ispiratore della terribile notte di San Bartolomeo, il massacro dei protestanti avvenuto a Parigi. Gentillet estrapolò frasi dal contesto, creò massime ad effetto e presentò al mondo un Machiavelli totalmente deformato. Da quel momento, per il lettore comune, il pensiero del segretario fiorentino venne ridotto a una singola, micidiale formula che lui, in realtà, non ha mai scritto in quella forma: "Il fine giustifica i mezzi".

Se andiamo a leggere le sue lettere private, scopriamo un uomo radicalmente diverso da questo stereotipo cupo. Niccolò era uno spirito arguto, un uomo che amava le battute di spirito, le serate allegre con gli amici, il buon vino e le discussioni infinite. Non era un freddo calcolatore chiuso in un castello, ma un osservatore appassionato della commedia umana. La sua stessa opera teatrale, La Mandragola, considerata uno dei capolavori del teatro del Cinquecento, è una commedia comicissima e frizzante, mossa da una satira pungente che dimostra quanto Machiavelli amasse ridere, anche e soprattutto dei difetti dei suoi contemporanei.

Il suo presunto "cinismo" non era altro che un immenso amore per la verità, quella che lui definiva la "verità effettuale della cosa". In un'epoca in cui tutti scrivevano trattati politici idealizzati, spiegando come il mondo avrebbe dovuto essere (pensa all'Utopia di Tommaso Moro), Machiavelli decise di fare qualcosa di rivoluzionario: spiegare come il mondo è veramente. E la realtà, si sa, spesso fa male a chi preferisce vivere nelle favole.


La costruzione della cattiva fama di Niccolò Machiavelli, spesso definita come "leggenda nera", si è sviluppata attraverso canali differenti che hanno distorto il suo pensiero originale, trasformandolo in un simbolo di malvagità e cinismo. Possiamo paragonare le tre interpretazioni richieste analizzando come ciascuna abbia contribuito a questa fama postuma:

1. La definizione anglosassone di "machiavellian"

Nel mondo anglosassone, la cattiva fama è nata principalmente su basi letterarie e teatrali, alimentata dal mistero che circondava le sue opere prima della loro traduzione ufficiale.

  • Il "villain" teatrale: Tra il 1570 e il 1590, il termine esplose nel teatro elisabettiano. Drammaturghi come Christopher Marlowe e William Shakespeare trasformarono "Machiavel" nel prototipo del cattivo che ordisce trame nell'ombra. Nel prologo de L'ebreo di Malta (1589), il personaggio Machiavel si presenta come una guida per gli uomini che agiscono con spietatezza.

  • Associazioni diaboliche: Il termine "machiavellian" è attestato dal 1566 come sinonimo di inganno politico e spietatezza. Curiosamente, la cultura popolare inglese arrivò a chiamare il diavolo "Old Nick", un riferimento satirico consolidato da Samuel Butler nel 1678 che legava esplicitamente il nome del demonio a quello di Niccolò.

2. La definizione francese di "machiavellico"

In Francia, la costruzione della fama negativa ebbe un'origine politico-religiosa, legata ai traumi delle guerre di religione.

  • L'attacco di Gentillet: Il colpo di grazia alla reputazione di Machiavelli arrivò nel 1576 con l'ugonotto Innocent Gentillet. Nel suo trattato Anti-Machiavel, egli accusò Machiavelli di essere l'ispiratore della strage di San Bartolomeo (1572). Gentillet estrapolò massime dal contesto, creando la falsa attribuzione della formula "il fine giustifica i mezzi".

  • Pregiudizio contro gli italiani: Il termine "machiavellisti" fu coniato per colpire gli italiani alla corte di Caterina de' Medici, accusati di usare doppiezza e astuzia per governare. Questa visione morale ha condannato Machiavelli come un maestro di perfidia per secoli, sebbene in epoca moderna leader come François Mitterrand siano stati definiti "le florentin" in senso più strategico.

3. L'interpretazione fascista di Mussolini

Benito Mussolini propose una lettura di Machiavelli che, pur non volendo essere una "condanna", contribuì alla sua cattiva fama attraverso un'appropriazione strumentale e autoritaria.

  • Pessimismo come scusa: Nel suo articolo "Preludio al Machiavelli" (1924), Mussolini esalta la concezione pessimistica della natura umana di Machiavelli per giustificare la necessità di un governo forte che costringa i cittadini all'obbedienza.

  • Antidemocrazia: Mussolini utilizza Machiavelli come "stampella ideologica" per contestare l'ideale della sovranità popolare, definendola una "tragica burla" e sostenendo che le decisioni cruciali dello Stato spettino solo a un capo carismatico, il "Duce", visto come un moderno principe. Questa interpretazione riduttiva svuotò l'opera di Machiavelli della sua profondità storica, usandola per mascherare la tirannia fascista.


Sintesi comparativa

Prospettiva

Origine della "Cattiva Fama"

Connotazione principale

Anglosassone

Teatrale e linguistica (Elisabettiani).

Machiavelli come "Old Nick", il diavolo astuto e manipolatore del palcoscenico.

Francese

Politico-religiosa (Gentillet/Ugonotti).

Machiavelli come l'ispiratore di massacri e doppiezza di corte.

Fascista

Ideologica e strumentale (Mussolini).

Machiavelli come dispensatore di consigli per la conservazione del potere assoluto sopra il popolo.

In conclusione, mentre gli anglosassoni hanno "teatralizzato" Machiavelli e i francesi lo hanno "moralizzato" negativamente come reazione ai conflitti interni, Mussolini lo ha "ideologizzato", privandolo della sua analisi sulla libertà e trasformandolo in un mero teorico della forza. Tutte e tre le visioni hanno ignorato la "verità effettuale" che Machiavelli cercava di descrivere: non un invito al male, ma un'analisi realistica del potere così com'è.


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