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IL o LO: perché due articoli maschili?



Uno dei primi problemi che perseguitano un apprendente d’italiano è senza dubbio la scelta degli articoli. Si danno moltissimi esempi e schemi confusi che mostrano gli articoli determinativi come forme indipendenti e separate, ma si possono sistemare in un modo semplice come sotto:


Cioè, l’articolo apostrofato è solo un’abbreviazione di lo e la, poiché al plurale sono identici. I veri articoli determinativi sono tre: la, lo, e il. Siccome la è l’articolo femminile, resta sapere quando si usa lo o invece il.

Le origini: La questione è un po’ come la storia di Bertrand de Born, che Dante incontra all’inferno portando la testa in mano come una lanterna, perché morì decapitato dopo di mettere con le sue parole il re Enrico II d’Inghilterra contro il suo figlio.


"ed eran due in uno e uno in due"

(Inferno, XXVIII)


Questo perché veramente si tratta dello stesso articolo. Il latino aveva due articoli determinativi: illo (maschile) e illa (femminile). Nell’italiano entrambi furono abbreviati in lo e la. In testi arcaici in italiano si può trovare lo come l'unico articolo maschile, in espressioni come "lo valore", "lo mondo", "lo sospiro", "lo signore", e il plurale era imediatamente "li", como "li signori". La lettera “g” fu aggiunta più tardi per dare più sonorità all’articolo, come “migliore” dall’originale “meliore”.


La divisione: più tardi però gli articoli maschili furono divisi in due. E la maggior parte delle parole maschili restò alla forma troncata il. Questo per un principio fonetico che regge tutti i fenomeni di aggiunte e cancellazioni di lettere visibili nell’italiano: la coarticolazione, che è ben visibile applicata agli aggettivi quello e bello:



Quindi, le parole sono adattate a quelle che vengono dopo, e così possono essere pronunciate insieme (sarà roba da poeti, ma è anche per questo che l’italiano suona così bene). Nel caso di quello e bello era facile apostrofare o troncare la parola, ma l’articolo lo che era già apostrofato davanti a vocali non poteva essere troncato, e come sostituto si “riciclò” la prima metà del vecchio illo latino, ossia: il.


Ma quale si sceglie? Partendo dal punto che, con le parole maschili iniziate in vocale si usa l’, resta sapere con quali parole iniziate in consonante si usa il o invece lo. Il più facile è pensare a quando usare quest’ultimo. Questo perché il accompagna quasi tutte le parole maschili iniziate in consonante, eccetto relativamente pochi casi.

L’ articolo lo accompagna parole che hanno una pronuncia assai difficile se invece fosse impiegato il. Questi sono i casi sempre visti sui libri di grammatica: parole iniziate in s impura (s seguita da altra consonante come scudo o strano) ps, z, e anche quelle meno frequenti come gn, pn, x, y. Prendiamo un esempio famoso: la parola gnocco:



La pronuncia di questa parola con il al singolare è assai difficile, mentre al plurale i risulta tanto facile da nemmeno essere osservato. Infatti questa è una questione che è stata considerata su un articolo recente sulla possibilità di dire "iI gnocco" basandosi sull’impiego di questa forma in alcuni dialetti e sull’argomento che la lingua cambia con il tempo.

La questione se cambia la lingua o no, neanche sarebbe il problema principale. La questione andrebbe facilmente risolta pensando allo sforzo che una persona fa nel combinare la parola gnocco con l’uno o l’altro articolo. Questo sarà anche il caso di chi impiega queste parole solo sullo scritto, come spesso succede in tempi di internet, e che ha banalizzato l’uso di il anche con w e j – basti pensare ai tristi e duri impieghi con “il webinar” e “il judo” – quando invece lo permetteva di pronunciarle in modo molto più facile e fluido.

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